L’inchiesta

Turetta a Venezia sabato mattina. «Ho ucciso Giulia e ho pensato di farla finita, ma non ho avuto il coraggio»

I legali di Turetta non escludono la perizia psichiatrica. Dopo il femminicidio di Giulia raddoppiate le richieste all’help line violenza e stalking 1522, servizio pubblico promosso dalla presidenza del Consiglio dei Ministri

Aggiornato il 23 novembre 2023, ore 12.35

Giulia Cecchettin, Tajani: tempi brevissimi per estradizione Turetta

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Filippo Turetta, accusato di omicidio volontario aggravato e sequestro di persona dell’ex fidanzata Giulia Cecchettin, verrà consegnato alle autorità italiane sabato 25 novembre. Arriverà a Venezia. Lo ha riferito il legale del giovane, Giovanni Caruso. Un aereo dell’Aeronautica militare partirà alle ore 8.00 da Roma, e arriverà alle 10.00 a Francoforte per prelevare Turetta. La partenza dallo scalo tedesco è prevista per le 10.45, con destinazione Venezia.

Da un lato la paura di un gesto estremo, dall’altro le indagini per individuare i tasselli che mancano per ricostruire la sua disperata fuga tra l’Austria e la Germania. Le ultime ore di Turetta nel carcere di Halle prima della consegna all’Italia sono tenute sotto la massima osservazione da parte delle autorità tedesche, perché il rischio che possa suicidarsi, e dunque sottrarsi alla giustizia italiana, è alto.

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L’altro fronte che interessa la Germania è quello delle indagini per capire dove è stato e cosa ha fatto Turetta da domenica 12 novembre e la sera di sabato 18, quando è stato fermato sull’autostrada. I media tedeschi, dei quali quasi solo il quotidiano popolare Bild e quello della capitale Berliner Morgenpost hanno seguito il caso dell’ «italiano che ha ucciso la ex», non rilanciano indiscrezioni su dove sia stata per una settimana la Punto ora ferma in deposito giudiziario di Teutschenthal, una decina di chilometri a sud-ovest di Halle.

Turetta: ho ucciso Giulia e ho pensato di farla finita, non ho avuto il coraggio

Turetta ha cercato «più volte di farla finita» nel corso della sua fuga ma non ha avuto il coraggio di farlo. La confessione emerge dal verbale di interrogatorio alle autorità tedesche. Agli investigatori che lo hanno fermato, Turetta ha ammesso di «aver ammazzato la mia fidanzata» e di aver cercato «di farla finita ma non ho avuto il coraggio».

Turetta ha dato l’assenso alla consegna in Italia

È stato lo stesso Turetta a dare il proprio assenso per venire consegnato alle autorità italiane. Lo riferisce una nota della Polizia tedesca recapitata all’avvocato italiano del giovane, Emanuele Compagno. E dato che Filippo Turetta ha accettato una procedura semplificata di consegna all’Italia, non è stata più necessaria una decisione della Corte di Appello di Naumburg, la quale peraltro ha confermato la detenzione in carcere del giovane in attesa di un suo trasferimento alle autorità italiane sulla base del mandato di arresto europeo.

Arrestato in Germania con vestiti sporchi di sangue

Filippo Turetta aveva i vestiti con evidenti tracce di sangue quando è stato fermato dai poliziotti tedeschi. È uno dei particolari che emerge a poche ore dal sì alla consegna all’Italia deciso dai giudici in Germania. Inoltre, da quanto si apprende, il 22enne aveva ferite alle mani e alle caviglie - da accertare il modo in cui se le è provocate - quando è stato fermato dagli agenti.

Legale Turetta: perizia psichiatrica può essere utile, valuteremo

Intanto i legali di Turetta non escludono una perizia psichiatrica per il loro assistito. «Una perizia psichiatrica può essere utile per verificare cosa sia successo. È molto presto per pensarci, però è ovvio che se ce ne sarà bisogno la faremo. È un aspetto che va indagato perché nessuno finora aveva avuto alcun sospetto su Filippo, descritto come un giovane dedito allo studio e allo sport, un ragazzo d’oro che aiutava gli altri». Lo afferma Emanuele Compagno, legale di Filippo Turetta.

Dopo femminicidio Giulia raddoppiate richieste al 1522

Negli ultimi due giorni, dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin, sono raddoppiate le richieste d’aiuto al 1522: dalle 200 telefonate quotidiane si è arrivati alle 400 con picchi tra 450 e 500 se si considerano anche quelle fatte con chat ed App. A dirlo è Arianna Gentili, responsabile della help line violenza e stalking 1522, servizio pubblico promosso dalla presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le Pari Opportunità. Oltre alle adolescenti, sono aumentate le richieste da parte dei genitori, in particolare dalle mamme, preoccupati per le figlie dopo il caso di Giulia Cecchettin.

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