Onu, Meloni: riforma Consiglio sicurezza non crei nazioni di serie A e nazioni di serie B
Per la premier «dobbiamo pensare in modo nuovo alla cooperazione tra le nazioni. L’Italia lo ha fatto, per esempio, con il Piano Mattei per l’Africa»
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I punti chiave
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«Ogni organizzazione è efficace se le sue regole sono regole giuste e condivise. Per questo noi siamo convinti che qualsiasi revisione della governance delle Nazioni Unite, particolarmente per quello che riguarda il Consiglio di Sicurezza, non possa prescindere dai principi di eguaglianza, democraticità, rappresentatività». Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’Assemblea dell’Onu nell’ambito del “Vertice del Futuro”.
Una missione in slalom quella di Meloni a Ny per l’assemblea generale dell’Onu. Corteggiando Big Tech ma lanciando un monito sui rischi dell’ intelligenza artificiale. Sposando la linea Biden su Ucraina, Gaza e Libano ma bocciando la sua proposta di riforma del consiglio di sicurezza per non creare «Paesi di serie A e B». Nella sua tre giorni a Ny la premier insegue un difficile equilibrismo, con un occhio ai potenziali investimenti in Italia dei colossi high tech Usa e l’altro alle imminenti elezioni americane.
Nelle prossime ore Meloni riceverà il Global Citizen Award dalle mani del patron di Tesla e SpaceX Elon Musk, che ora rischia di imbarazzarla per le sue uscite sempre più divisive e incendiarie.
Tornando alla riforma del Consiglio di sicurezza, secondo Meloni, ha un senso se viene fatta per tutti e non solamente per alcuni. «Non ci interessa creare nuove gerarchie e non crediamo che esistano nazioni di serie A e nazioni di serie B. Esistono le nazioni, con le loro storie, con le loro peculiarità e con i loro cittadini che hanno tutti gli stessi diritti, perché gli individui nascono tutti liberi e uguali. Significa anche che dobbiamo pensare in modo nuovo la cooperazione tra le nazioni».
Piano Mattei nostra ricetta per Africa, garantire diritto non emigrare
Per Meloni «dobbiamo pensare in modo nuovo alla cooperazione tra le nazioni. L’Italia lo ha fatto, per esempio, con il Piano Mattei per l’Africa, un piano di investimenti pensato per cooperare con le nazioni africane attraverso un approccio che non è né paternalistico, né caritatevole, né predatorio, ma basato sul rispetto e sul diritto per ciascuno di poter competere ad armi pari. È la nostra ricetta per promuovere lo sviluppo di un continente troppo spesso sottovalutato, per costruirne la stabilità e garantire finalmente un diritto che fino ad oggi è stato negato a troppi giovani, che è il diritto a non dover emigrare».


