Intelligenza Artificiale

OpenAI: così il nuovo board cambia l’azienda di ChatGPT

Rimangono i dubbi sul licenziamento di Altman: ma l’ipotesi del progetto Q* è una storia di fantasia

La sede di OpenAI, a San Francisco

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Mentre gli analisti si interrogano sui motivi che avevano spinto l’ormai ex board di OpenAI ad allontanare Sam Altman (tornato ceo dopo 5 giorni schizofrenici), il secondo tempo della società di San Francisco è già iniziato. Ed è iniziato con due posizioni nettamente rinforzate: quella dello stesso ceo, e quella di Microsoft. Anche per questo c’è molta attesa per vedere come sarà composto il nuovo board, che attualmente vede più di qualche sedia ancora vuota.

Il ceo di Microsoft, Satya Nadella, durante i giorni più critici di questa storia, aveva dichiarato alla Cnbc che era necessario sostituire la governance di OpenAI. E dopo il reintegro di Altman, lo stesso Nadella si è poi detto ottimista sui cambiamenti nel consiglio di amministrazione della società di San Francisco: «Crediamo che questo sia un primo passo essenziale verso una governance più stabile, ben informata ed efficace», ha scritto in un post su X.

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In realtà all’interno del board una sedia (forse due) toccherà proprio a Microsoft, che compone - insieme a Sequoia Capital, Thrive Capital e Tiger Global - quel gruppo di investitori di OpenAI che non ha avuto fino a oggi alcuna rappresentanza nel consiglio di amministrazione. Lo stesso gruppo che però ha avuto la forza di far tornare Altman al suo posto.

Il punto è che il nuovo board sembra stia nascendo con criteri molto diversi rispetto a quello precedente.

Fino a venerdì scorso, il cda di OpenAI era composto da sei persone, e sembrava un mix di esperienze e posizioni che ben si legava con gli obiettivi filantropici alla base della fondazione dell’azienda (che, va ricordato, è nata nel 2015 come no profit, con l’obiettivo di studiare l’AI ed elaborare i suoi benefici per l’umanità, prima di diventare una limited profit qualche anno dopo).

Ora, il nascente nuovo board sembra invece prendere forma sotto una stella diversa, quella più capitalistica. Dei vecchi componenti rimane solo il ceo di Quora, Adam D’Angelo. Mentre tra i nuovi figurano l’ex co-ceo di Salesforce, Bret Taylor, e Larry Summers, economista ed ex presidente di Harvard. Taylor è un imprenditore puro, avendo co-fondato numerose aziende, tra cui FriendFeed (acquisita da Facebook) e Quip (attraverso la cui acquisizione è arrivato a Salesforce). Summers ha invece profondi legami con il mondo degli affari e del governo. Due figure poco vicine alla filantropia, benché nello statuto di OpenAI le chiavi del no-profit rimangano ben salde. E anche se sei seggi devono ancora essere assegnati, i primi danno un tono piuttosto omogeneo al quadro della nuova OpenAI.

Come dicevamo in apertura, rimangono ancora molti dubbi sulla cacciata di Altman. Nelle ultime ore è circolata anche una ipotesi abbastanza metafisica, lanciata dall’agenzia Reuters. Ipotesi secondo la quale un progetto interno all’azienda, nominato Q* (si legge Q star), avrebbe messo paura all’ormai ex board perché in grado di mettere a rischio l’umanità. E il cda avrebbe deciso di allontanare Altman dopo aver ricevuto una lettera con un report molto dettagliato su Q*. Fonti molto attendibili e vicine all’azienda, hanno però riferito al giornale online The Verge che questa lettera non è mai esistita. Fra Altman e l’ex cda, dunque, è stato un problema legato al business della società. Questo sembra ormai certo.

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