OpenAI, i dipendenti pronti a lasciare. Ecco la lettera al board
In 700 (su un totale di 770) sfiduciano il consiglio di amministrazione e chiedono il ritorno di Altman. In caso contrario se ne andranno tutti in Microsoft
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I punti chiave
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Il weekend più selvaggio della storia dell’Intelligenza Artificiale ha la coda lunga. La storia che ha travolto OpenAI è tutt’altro che finita, e sta compromettendo la stabilità dell’ex no-profit in modo importante. Tanto che le ipotesi di un’azienda - fino a pochi giorni fa fiore all’occhiello dell’AI in Occidente - alle soglie della distruzione, sono tutt’altro che campate in aria. OpenAI senza Sam Altman sembra non avere grandi chance di futuro. E ne sono convinti soprattutto quelli che vi lavorano dentro.
Più di 700 dei 770 dipendenti di OpenAI (quindi la quasi totalità del personale) hanno firmato una lettera in cui dichiarano che si dimetteranno se il consiglio di amministrazione non si dimette e non riassume Sam Altman, che intanto è stato assunto da Microsoft - il maggiore azionista di OpenAI - per dirigere un nuovo team di intelligenza artificiale.
La lettera
Ecco la lettera sottoscritta dai dipendenti, alla quale - per ora - il board non ha risposto:
«Al Consiglio di Amministrazione di OpenAI,
OpenAI è l’azienda leader mondiale nel campo dell’intelligenza artificiale. Noi, i dipendenti di OpenAI, abbiamo sviluppato i migliori modelli e spinto il campo verso nuove frontiere. Il nostro lavoro sulla sicurezza e sulla governance dell’IA dà forma alle norme globali. I prodotti che abbiamo costruito sono utilizzati da milioni di persone in tutto il mondo. Finora, l’azienda per cui lavoriamo e che ci sta a cuore non è mai stata in una posizione più forte.


