I nodi da sciogliere

Operatori in allarme: «Bloccate le connessioni doganali col retroporto»

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di Raoul de Forcade

Innovazione. Nel retroporto di Santo Stefano Magra gli operatori logistici hanno investito, negli anni, decine di milioni in magazzini, aree coperte

3' min read

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Lo scalo marittimo della Spezia rischia di veder cancellate definitivamente le connessioni doganali, attive ormai da una decina d’anni, tra le sue banchine e il retroporto di Santo Stefano Magra. A denunciarlo sono, insieme, gli spedizionieri, i doganalisti e gli agenti marittimi spezzini; una community portuale che stigmatizza la retromarcia compiuta dall’Agenzia delle dogane della Liguria, con cui è in corso una disputa attualmente in discussione di fronte al Tar che, al momento, ha decretato una sospensiva a favore degli operatori logistici.

A spiegare la situazione è Bruno Pisano, presidente dell’Associazione spedizionieri doganali della Spezia. «Nel nostro scalo - afferma - da anni sono state istituite connessioni doganali porto-retroporto grazie alle quali le merci potevano essere spostate, prima dello sdoganamento, dalle banchine a Santo Stefano Magra. I controlli venivano effettuati nel retroporto perché la fase di spostamento era monitorata dai servizi informatici doganali. Si tratta di collegamenti che consentivano di snellire le operazioni ai varchi portuali e decongestionare le banchine, decentrando, rispetto al porto, le operazioni di controllo doganale e permettendo di effettuarle direttamente in alcuni magazzini di aziende. Il che dava agio, a due operatori privati, autorizzati e strettamente controllati, di mantenere le merci allo stato estero e quindi di effettuare, nei tempi opportuni, le operazioni di sdoganamento nei propri magazzini».

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Con questa innovazione, prosegue Pisano, «già dieci anni fa, il porto della Spezia si era collocato all’avanguardia, come laboratorio di sperimentazione di queste nuove procedure, in grado di conciliarsi col mercato e con le esigenze di snellimento della logistica nonché di valorizzare il territorio con importanti ricadute occupazionali. Ma proprio ora, che di corridoi doganali e di utilizzo razionale dei retroporti si parla con sempre maggiore insistenza, e mentre la stessa Agenzia nazionale delle dogane si dichiara intenzionata a promuovere l’innovazione, proprio dalla Spezia, pioniera in materia, arriva un segnale di tipo diametralmente opposto».

Quando, prosegue Pisano, «altri operatori, oltre ai due che già lo facevano da un decennio, hanno chiesto di usufruire della connessione doganale porto-retroporto, a fine 2023, con un documento emanato nel 2024, la dogana ligure ha negato il permesso. Non solo: lo ha anche tolto ai due che lo avevano in precedenza. Ci hanno comunicato l’eliminazione, anche per ragioni di carenza di personale, delle procedure dei collegamenti doganali assegnati a operatori privati e la volontà di concentrare tutte le operazioni di custom clearance e di controllo sulle merci nel Centro unico servizi a Santo Stefano Magra. Abbiamo fatto ricorso al Tar che ha sospeso, per ora, l’efficacia del provvedimento. Ma il problema resta. Intendiamoci, la questione della carenza di personale delle dogane probabilmente è reale ma, nel momento in cui lo stesso Governo ci spiega che la pubblica amministrazione deve supportare gli operatori economici privati, subire un rallentamento dell’efficientamento portuale per mancanza di personale è, quantomeno, singolare».

Tra l’altro, aggiunge Pisano, «sulle connessioni doganali porto-retroporto i privati che operano a Santo Stefano Magra hanno investito, negli anni, decine di milioni di euro in magazzini, aree coperte e refrigerate, uomini e mezzi. Far sparire quelle connessioni equivale a chiudere un paio di aziende. Speriamo, invece, di stimolare il dialogo e che il progetto tra porto e retroporto possa ripartire».

La Spezia, peraltro, resta «uno scalo pilota – ricorda Pisano - per la sperimentazione del Sudoco (Sportello unico doganale e dei controlli), cioè la piattaforma che dovrà funzionare da interfaccia unica dei flussi informatici», indirizzata agli operatori economici e alle amministrazioni coinvolte nel processo di sdoganamento e di controllo della merce. «Ma anche - prosegue - per aver creato il Centro unico servizi (Cus) di Santo Stefano Magra, luogo fisico in cui sono allocati tutti i funzionari che fanno controlli sulle merci. E poi ci sono i corridoi doganali che collegano il porto direttamente alla Pianura padana a Milano e al Triveneto. Tutto questo continua a funzionare, anche sotto la spinta dell’Autorità di sistema portuale, che ha creato il Cus, investendo sia sul centro che sui sistemi informatici. Lo scalo della Spezia, insomma, si è sempre distinto per innovazione. Ora il rischio è che si trasformi in una sorta di mero casello di transito per le merci, perdendo la capacità, nel suo retroporto, di poterle lavorare o di fare la “rottura di carico (scaricare e ricaricare merci da un contenitore o un veicolo all’altro, ndr)».

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