Torna l’ora legale, lancette in avanti nella notte
L'ora legale in Italia: storia, benefici energetici e dibattito sull'abolizione
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I punti chiave
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È alle porte il ritorno dell’ora legale in Italia. Il cambio è previsto nella notte fra sabato 29 e domenica 30 marzo, quando le lancette andranno spostate un’ora avanti tra le due e le tre del mattino dopo circa cinque mesi di ora solare. Si dormirà dunque un’ora in meno, tempo che si guadagnerà in luce e quindi in risparmi per le bollette dell’energia elettrica.
La scelta di spostare in avanti l’orologio con il cambio dell’ora legale nasce proprio per contenere i costi dell’energia, sfruttando il più possibile la luce naturale. Quando i benefici svaniscono, ossia quando il ciclo giorno-notte non è comunque in grado di garantire più luce diurna, si torna all’ora solare, cambio che avviene in autunno quando tempo umano e tempo naturale tornano a coincidere.
L’istitituzione
Se l’invenzione dell’ora legale risale al Settecento e porta la firma di Benjamin Franklin, in Italia l’ora legale è stata istituita nel 1916 nel corso della Prima Guerra Mondiale proprio per un risparmio in termini energetici fino al 1920, tornando in occasione del Secondo conflitto mondiale tra il 1940 e il 1948. Dopo un primo passaggio nel 1965, è nel 1966 che viene introdotta ufficialmente nel nostro Paese per i mesi compresi tra maggio e settembre.
Nel 1980 un accordo tra 14 Paesi, Italia compresa, anticipa il cambio che, da allora viene anticipato in concomitanza con la Pasqua. Il doppio cambio dell’ora durante l’anno, da legale a solare, potrebbe però avere delle ricadute sull’alternanza sonno-veglia e da tempo è causa di dibattito non solo in Italia ma anche nell’Unione europea. Al centro la difficoltà di coniugare risparmio economico (lo scorso anno furono 75 milioni i risparmi in 7 mesi secondo i calcoli di Terna) e le abitudine sociali e personali di ognuno di noi.
La misura dei risparmi
Nel 2024 il sistema elettrico italiano ha goduto di minori consumi di energia per 340 milioni di kWh, pari al valore di fabbisogno medio annuo di circa 130mila famiglie. Il dato si traduce in un risparmio economico di oltre 75 milioni di euro. Un beneficio che riguarda anche l’ambiente: il minor consumo elettrico ha infatti consentito di evitare emissioni di CO2 in atmosfera per circa 160 mila tonnellate.


