Il bivio di Orcel: l'incertezza sulla partita BancoBpm e il ruolo chiave di Generali
Il destino di UniCredit e BancoBpm è appeso a una decisione di Andrea Orcel, con possibili ricadute sul sistema Mediobanca-Generali
4' min read
4' min read
Il capo di UniCredit, Andrea Orcel, si trova davanti a un bivio. Come nel classico “lascia o raddoppia”, il banchiere dovrà decidere se andare fino in fondo nella partita per la conquista di Bpm o, in alternativa, cambiare il piano originario e rinunciare a un’operazione divenuta «non più conveniente». Una decisione che, in entrambi i casi, secondo alcuni osservatori, avrà comunque ricadute sul sistema Mediobanca-Generali. In che misura, lo si capirà all’assemblea delle Generali del 24 aprile, quando Andrea Orcel dovrà posizionare quel pacchetto del 5% nel Leone (ma per qualcuno molto più rotondo rispetto alle comunicazioni ufficiali) a sostegno della lista stilata da Mediobanca o di quella del fronte Caltagirone, o decidere, in alternativa, di restare “neutrale”, non scoprendo le carte e votando per Assogestioni.
Il nodo del prezzo
UniCredit attenderà l’esito dell’offerta di Banco Bpm su Anima, a inizio aprile, prima di decidere come procedere, a sua volta, sulla propria ops su piazza Meda. Prima l’Eurotower, che ha negato a Bpm lo sconto danese sul capitale, e poi l’Eba offrono così un assist ad Andrea Orcel che si prende la soddisfazione di poter affermare che su Anima aveva ragione. E che l’offerta va avanti solo se c’è valore altrimenti «non la faremo».
L’acquisizione di Bpm, dunque, per Orcel non deve avvenire a ogni costo, ma al costo “giusto”. Gli sviluppi regolamentari hanno così generato il doppio effetto di cambiare la percezione del prezzo offerto da UniCredit per l’Ops Bpm, inizialmente giudicato penalizzante per i soci Bpm, e soprattutto di fornire allo stesso capo di Gae Aulenti una posizione privilegiata da cui può scegliere in modo libero come procedere sui diversi dossier aperti.
Il criterio che governerà questa scelta, evidentemente, sarà il prezzo della conquista di Bpm. Un prezzo che va oltre la valorizzazione dell’Ops annunciata e tiene conto anche delle “concessioni” da dover offrire ai francesi del Credit Agricole, soci con il 15% di Bpm ma proiettati al 20%, come contropartita per l’appoggio all’intera operazione. Qualcuno, in proposito, racconta che il canale con il gruppo francese, sondato, già nei primissimi contatti avrebbe registrato una battuta d’arresto a causa delle richieste avanzate dall’istituto transalpino. Alcune fonti riferiscono della proposta di un pacchetto che contemplava 500-600 sportelli, ma su questo mancano conferme ufficiali.
Il banchiere ha ricordato nelle recenti esternazioni che, nel caso in cui l’Ops su Bpm decadesse, la banca di Gae Aulenti proseguirà con la strategia stand alone. D’altro canto, riferiscono alcune fonti, il grande capo di UniCredit, uomo di numeri, questa eventualità l’avrebbe già messa in conto, tant’è che si è già posizionato su alcune partite che potrebbero tornare utili se la strada per la conquista di Bpm risultasse in salita. Il riferimento non è tanto a Commerzbank che appare in stand by, quanto al sistema Mediobanca-Generali, in piena evoluzione.



