Orcel:«UniCredit, oggi non vedo le condizioni per l’M&A»
Il ceo: «I target viaggiano a prezzi frutto di elevata speculazione. Guardiamo oltre i risultati straordinari di oggi: vogliamo farci trovare pronti quando l’euforia dei tassi sarà finita»
di Luca Davi
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«Una banca è come un transatlantico: se non inizi a virare un miglio prima dell'iceberg che vedi davanti, ci finisci sicuramente contro. Ecco perché ciò che stiamo facendo oggi in UniCredit è guardare oltre i risultati straordinari di oggi: vogliamo farci trovare pronti nel 2024 e 2025, quando questa euforia dei tassi alti sarà passata. A quel punto si vedranno le differenze tra le banche che hanno fatto bene e chi no, tra chi ha un modello sostenibile e chi no. E se ci mettiamo in questa prospettiva allora potrebbe essere anche più facile ragionare in un'ottica M&A».
Andrea Orcel, nel suo quartiere generale al 28esimo piano del grattacielo di piazza Gae Aulenti, ha appena concluso il suo round di presentazione agli analisti della prima trimestrale 2023, che poggia su un set di risultati che consentono di alzare la guidance sull'utile 2023 a 6,5 miliardi inclusi i costi di ristrutturazione dai circa 5,6 miliardi precedenti. Numeri che se da una parte gli fanno parlare di «trimestre record», dall'altra parte non gli impediscono di riconoscere che per «mantenere la posizione di forza serve subito muoversi d'anticipo». Senza «escludere nulla» sul fronte dell M&A, da BancoBpm a Mps, o alla Germania, con Commerzbank: tutte ipotesi che «oggi non esistono perché non ci sono le condizioni. Quindi meglio proseguire da soli e con il buyback».
Partiamo dai conti. Unicredit sta beneficiando di un macroeconomico favorevole ma i tassi alti non dureranno all'infinito. C'è lo spazio per rendere sostenibili in prospettiva i risultati di questo trimestre e del 2023?
Per i risultati straordinari che contiamo di realizzare nel 2023 abbiamo messo le basi nel 2022 e nel 2021. I tassi sono un elemento esogeno, migliore di quello che ci aspettavamo, e il pass through dei tassi sui depositi è contenuto perché le nostre persone sono bravissime a gestirlo. I costi bassi invece sono il frutto delle iniziative dello scorso anno, quando nessuno ci pensava. Oggi UniCredit è l'unica tra le grandi banche europee al momento ad avere efficienze maggiori dello scorso anno, nonostante l'inflazione. Ma se è così è perché ci siamo mossi d'anticipo, mettendo in atto le giuste iniziative già dalla scorsa estate, quando eravamo già focalizzati sulle condizioni macro future. Ecco perché, analogamente, oggi già lavoriamo in ottica 2024 e 2025, e mettiamo in atto tutte le iniziative che gradualmente rilasceranno il loro valore nel tempo.
Ad esempio?
La definizione di una strategia sul fronte dei pagamenti, su cui conto di prendere una decisione già entro l'estate, è solo un esempio delle tante mosse che abbiamo in mente. Tutto il nostro impegno è teso ad affrontare la fase post caro-tassi, quando i ricavi da margine di interesse saranno scesi e i costi saranno diventati più elevati, visto che il costo dei depositi e il costo del rischio saranno inevitabilmente più alti. Se ci sbagliamo in questa previsione, vuol dire che faremo molto meglio in termini di risultati, se invece abbiamo ragione gli altri faranno molto peggio.


