Lettera al risparmiatore

Orsero, l’obiettivo è aumentare il business nella frutta di alta gamma

Focus del gruppo sull’integrazione delle neo acquisite società francesi Capexo e Blampin Groupe. Il nodo della recessione economica

di Vittorio Carlini

(IMAGOECONOMICA)

6' min read

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Da un lato integrare le due società neo acquisite francesi Capexo e Blampin Groupe (il cui closing definitivo è atteso a breve). Dall’altro, pure rimanendo essenziali i prodotti cosiddetti “commodity” e di medio livello, spingere su quelli (frutta e verdura) ad alto valore aggiunto. Sono tra le priorità del gruppo Orsero a sostegno del business.

Oggetto sociale

La società, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, divide l’attività (al di là del settore “Holding & Servizi”) in due aree. La prima, la più importante, è la “Distribuzione”. Si tratta di un business articolato: dall’approvvigionamento di frutta e verdura alla loro importazione e trasporto nei magazzini in Sud europa (stoccaggio o maturazione) fino alla distribuzione. Al 30/9/2022 il peso di questo settore sui ricavi, considerando anche “Holding e servizi” e rettifiche intra-settoriali, si assesta al 91,3%. La seconda area, invece, è lo “Shipping”. Vale a dire: l’attività, strumentale alla prima, costituita dal trasporto via nave di prodotti (soprattutto banane e ananas) sia per le società del gruppo che per conto terzi. Sempre alla fine dei primi nove mesi del 2022 valeva l’11,8% del fatturato.

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NOVE MESI A CONFRONTO

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M&A ed integrazione

Ebbene: una priorità del gruppo, per l’appunto, è l’integrazione delle due neo acquisite francesi Blampin e Capexo. Lo shopping, a ben vedere, risponde a definite finalità strategiche. Riguardo a Capexo, che nell’esercizio 2021-2022 ha realizzato un giro d’affari di circa 70 milioni con l’Ebitda margin adjusted intorno al 10%, la mossa dovrà consentire ad Orsero di ampliare l’offerta del portafoglio dei prodotti. In particolare ci sarà il rafforzamento, anche rispetto al know how operativo, nell’ambito dei frutti esotici. L’acquisizione di Blampin, invece, permetterà, grazie alla presenza diretta di quest’ultima nei principali mercati generali all’ingrosso francesi, di aumentare il posizionamento in un canale distributivo che in quel Paese non era sufficientemente presidiato (era maggiore la presenza nella Gdo). Inoltre, come con Capexo, ci sarà l’ulteriore diversificazione dell’offerta a favore della frutta alto di gamma. Ciò detto, nell’ultima Lettera al risparmiatore, Orsero (oltre al tema del consolidamento in Stati dove è già presente quali la Francia) aveva indicato l’opzione di puntare alla presenza diretta in nuovi mercati come la Germania. La strategia viene accantonata? Allo stato attuale, non avendo in quel Paese trovato il giusto “target”, la risposta è positiva. In ipotesi, seppure si tratti solo di un’esercizio finora teorico, Orsero (oltre all’Europa) butta uno sguardo anche Oltreoceano. Soprattutto, verso il Nord America.

LA DINAMICA DEI RICAVI

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Il risk execution

Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più complessa. Il risparmiatore esprime una preoccupazione. La realizzazione di operazioni di M&A può impattare, tra le altre cose a causa dell’integrazione operativa, sul business di chi acquista. Ad esempio, diluendone i margini. Il gruppo, che per l’appunto pone tra le priorità del 2023 l’integrazione di Blampin e Capexo, non condivide il timore. La società, in generale, ricorda come il track record mostri la sua efficienza nell’M&A. Un risultato, è l’indicazione, dovuto anche all’approccio prudente. In ogni operazione, viene spiegato, è realizzata la due diligence, da un lato, su asset e clientela; e dall’altro, vista la natura “labour intensive” del business, sull’organico della realtà acquisenda. Non solo. Orsero, analogamente alle sue altre operazioni straordinarie, in primis rimarcache, riguardo ai corrispettivi per lo shopping di Blampin e Capexo, sono previsti meccanismi di “earn out” al fine di mitigare il rischio. Inoltre, dice sempre l’azienda, in entrambi i casi gli imprenditori-venditori rimangono coinvolti nella gestione dell’attività. Il che agevola l’integrazione. A fronte di ciò il gruppo, il quale stima nel 2023 un apporto aggiuntivo delle due società francesi di 260-270 milioni sui ricavi e di circa 15 milioni a livello di Ebitda, non vede particolari problemi sul tema in oggetto.

IL TREND DELL’EBITDA

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Frutta alto di gamma

Fin qui alcune considerazioni rispetto all’M&A e all’integrazione delle nuove società. Altra priorità, tuttavia, è la spinta sui prodotti con elevate qualità, ad esempio organolettiche. Certo: frutta o verdura “commodity” e di medio livello rimangono centrali. E, tuttavia, Orsero punta sui prodotti alto di gamma. Così possono ricordarsi le stesse acquisizioni le quali, tra le altre cose, consentono al gruppo di espandersi nei frutti a valore aggiunto. Oppure va sottolineato, all’interno della “Distribuzione”, il progetto industriale, previsto nel 2023, sui frutti di bosco: dai mirtilli fino ai lamponi. La società, pure mantenendo saldo il focus sulla distribuzione, intende essere presente lungo l’intera filiera produttiva. In tal senso si pensa, da una parte, ad una presenza (magari con piccoli investimenti) già nella fase di ricerca varietale sui frutti di bosco; e, dall’altra, a realizzare degli accordi con i produttori degli stessi “berries”. Il tutto per spingere il business in questa nicchia ad alto valore aggiunto. Gli altri prodotti, comunque, non finiscono sullo sfondo. Così, sempre nell’ambito della “Distribuzione” (dov’è rilevante lo stesso fresh-cut), il gruppo ribadisce l’importanza di ananas e banane. Riguardo, ad esempio, a quest’ultime la società, anche grazie all’incremento delle vendite di altri prodotti, ha perseguito la politica di ridurne il peso sul giro d’affari (attualmente è inferiore al 20%). Al di là di ciò, però, l’azienda ribadisce la valenza strategica del business in oggetto. Ma non è solo questione di “Distribuzione”. Altra area d’attività è lo “Shipping”. Qua la società non ha la volontà di ampliare il perimetro operativo (ad esempio incrementando il numero delle navi). A ben vedere, l’obiettivo è mantenere, anche per sostenere i cash flow utili a M&A e dividendi, la marginalità. Al 30/9/2022 l’Ebitda margin adjusted del settore, in scia al rialzo delle quotazioni dei noli, è salito al 35,8%. La società stima, al netto di nuove e imprevedibili evoluzioni, che nel 2023 il rapporto tra Mol e ricavi normalizzato dovrebbe essere sostanzialmente in linea con quello del 2022. In seguito l’indicatore, da un lato, è previsto mantenersi robusto; ma, dall’altro, dovrebbe subire un soft landing.

LA STORIA DELLA REDDITIVITÀ

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Il bilancio

Sennonché il risparmiatore volge lo sguardo anche verso il conto economico. Nei primi nove mesi del 2022 il gruppo ha riportato ricavi e redditività in aumento. Il fatturato è stato di 894,3 milioni, in salita del 13,3% rispetto allo stesso periodo del 2021. Il Mol normalizzato, dal canto suo, è cresciuto a 58,4 milioni. L’utile netto, infine, è quasi raddoppiato. Insomma: i numeri descrivono il business in rialzo. E tuttavia, guardando più da vicino i vari dati contabili, ci si accorge che la redditività del settore core della “Distribuzione” è calata. Il che fa storcere il naso. Il gruppo si dice non preoccupato. In primis viene indicato che la dinamica, all’interno del generalizzato incremento dei costi del settore, è soprattutto l’effetto del caro energia nel terzo trimestre. In quel quarter, da una parte, c’è stato, a fronte delle elevate temperature, il forte consumo di Mega Watt per alimentare i locali refrigerati; e dall’altro, dice sempre Orsero, le quotazioni energetiche hanno raggiunto livelli record. Un contesto in cui il pass trough ha coperto solo parzialmente il rincaro. Nel quarto trimestre, però, i prezzi energetici sono calati e la traslazione dei maggiori oneri sul listino finale è risultata più efficace. Adesso, afferma l’azienda, l’ultimo rialzo dei prezzi, realizzato dall’intero settore, dovrebbe ridurre la pressione sulla redditività delle “Distribuzione” nel 2023.

Già, il 2023. Riguardo all’anno in corso i rischi di recessione sono elevati. Uno scenario che, riducendo la capacità di spesa delle famiglie, può ridurre la domanda dell’orto-frutta di Orsero. Soprattutto quella di alta qualità. Il gruppo, pure ammettendo un possibile eventuale calo dei volumi, fa professione di fiducia. Dapprima perché, viene ricordato, frutta e verdura sono beni di consumo primari e quindi resistenti alla crisi. Inoltre perché, è l’indicazione, rispetto alla redditività una grande parte dei suoi costi sono variabili. Quindi, ad esempio con riferimento agli accordi sui prezzi con i produttori, questi possono essere all’occorrenza rimodulati. Infine perché, sottolinea la società, la sempre maggiore diversificazione nell’offerta di prodotti e nella distribuzione rende maggiormente resiliente il business. A fronte ciò, rispetto al 2022, quali le prospettive? Il gruppo, su questo fronte, conferma la guidance indicata. Tra gli altri: ricavi di 1,13-1,16 miliardi: Ebitda adjusted di 67-70 milioni e l’utile netto tra 32 e 34 milioni.

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