Otto leggi in dieci anni: il sistema riorientato a tutela delle donne
Tre legislature unite dallo stesso filo rosso. E con il Ddl appena approvato in via definitiva dal Senato il Governo Meloni si pone in continuità. Ora la sfida più divisiva sull’educazione a scuola
3' min read
3' min read
Il cordone c’è, almeno sulla carta. Con la nuova legge approvata definitivamente e all’unanimità dal Senato mercoledì scorso, il quadro degli strumenti normativi e giuridici di contrasto alla violenza contro le donne appare completo. E il salto di qualità innegabile: dal 2013, quando con la legge 77 l’Italia ha ratificato la Convenzione di Istanbul, si sono succeduti ben otto interventi. Prima il decreto anti-femminicidio (n. 93/2013), poi il Codice rosso (legge 69/2019), da poco rafforzato con il Dl 122/2023, e le riforme Cartabia del processo penale e civile, che hanno ampliato le tutele per le donne che subiscono violenza e riconosciuto una corsia preferenziale alle «controversie di famiglia» con allegazione di violenza. Senza dimenticare la legge 53/2022 sulla raccolta dei dati statistici. Fino a oggi.
In dieci anni non abbiamo smesso, purtroppo, di contare le vittime di femminicidio. Ma, come emerge sfogliando il dossier “In difesa delle donne” appena sfornato dall’Ufficio valutazione impatto del Senato e realizzato da Carmen Andruccioli, è come se un intero ordinamento si fosse riorientato a protezione di chi subisce violenza. E come se un filo rosso fosse stato srotolato lungo le ultime tre legislature. Sul tema, infatti, il Governo di Giorgia Meloni, prima premier nella storia della Repubblica, ha operato sinora in perfetta continuità con i precedenti. Lo prova proprio il Ddl firmato dai ministri Eugenia Roccella, Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, varato il 7 giugno a Palazzo Chigi e ora legge dello Stato, perché ha raccolto e valorizzato l’eredità del lavoro svolto dalle ministre del Governo Draghi che non era riuscito a concretizzarsi anche per la fine anticipata della legislatura.
«Una bella pagina scritta insieme», ha commentato Roccella, dopo il sì di Palazzo Madama. Una pagina che ha cercato di completare le tessere mancanti del mosaico con un doppio ventaglio di interventi. Il primo, in un’ottica di prevenzione, rafforza ed estende ai reati spia (tra cui stalking, violazione di domicilio e violenza sessuale) la misura dell’ammonimento del questore e applica le misure del Codice antimafia (sorveglianza speciale e obbligo di soggiorno e dimora) anche agli indiziati di reati legati alla violenza contro le donne. Nei loro confronti va disposto il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalle vittime e l’obbligo di mantenere una distanza di almeno 500 metri. Insieme al braccialetto elettronico, la cui manomissione si paga con il carcere in via cautelare. Il secondo gruppo di interventi riguarda invece ancora la sfera processuale: si velocizzano i procedimenti e si ampliano le fattispecie per cui è assicurata la priorità.
La legge riconosce inoltre l’importanza di percorsi formativi per tutti gli operatori che entrano in contatto con le vittime di violenza, dai magistrati agli psicologi, affidando al Comitato tecnico-scientifico dell’Osservatorio permanente istituito alle Pari opportunità il compito di supportare Roccella nella predisposizione di linee guida nazionali. La composizione del Cts, altro segnale di continuità, è stata confermata dalla ministra e annovera profonde conoscitrici della materia, dalla giudice Paola Di Nicola alla ginecologa Alessandra Kustermann.
Il tasto della formazione, delicato, diventerà cruciale adesso che, come sottolineato dal Guardasigilli Nordio al Sole 24 Ore (si veda l’intervista del 22 novembre), bisogna compiere l’altro balzo indispensabile: «Investire sulla prevenzione della violenza». La prima “p”, assieme a protezione e punizione, della Convenzione di Istanbul. La legge non prevede risorse e le iniziative vanno in ordine sparso. Come il vademecum sui segnali d’allarme promesso da Nordio nelle scuole e nei luoghi di lavoro, o il piano «educare alle relazioni» da 15 milioni del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara: trenta ore extracurriculari nelle scuole secondarie di secondo grado, basato su gruppi di discussione tra studenti, moderati da docenti.


