Ortofrutta, Alleanza Coop: la Corte dei Conti sia il faro per delineare la nuova Ocm
Vernocchi: «È opportuno fissare obiettivi comuni per tutti gli Stati Membri e che le regole di sostegno e le percentuali di contribuzione pubblica restino omogenee»
di Silvia Marzialetti
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“È quanto mai opportuno che nella nuova Pac siano fissati obiettivi comuni per tutti gli Stati Membri e che anche le regole di sostegno e le percentuali di contribuzione pubblica restino il più possibile omogenee”.
Così Davide Vernocchi, responsabile ortofrutta di Alleanza cooperative, in merito all’Ocm Ortofrutta, lo strumento comunitario istituito 30 anni fa, che ancora oggi continua a rappresentare una leva indispensabile per sostenere investimenti, innovazione e misure ambientali.
“Circa il 60% della produzione ortofrutticola comunitaria è attualmente organizzata in Op (Organizzazioni di produttori)”, spiega Vernocchi. “Ed è stata la stessa Corte dei Conti Ue, nella sua ultima relazione sullo stato di salute dell’Ocm ortofrutta, ad evidenziare quanto sia importante continuare a far leva sulla concentrazione dell’offerta: solo se i produttori si aggregano riescono ad avere maggiore potere contrattuale nei confronti della grande distribuzione organizzata”.
Uno dei principali punti di forza delle OP è secondo Vernocchi la loro capacità di concentrare e programmare la produzione e di farla arrivare fino al mercato. Per le Op passano sia la gestione della crisi, sia la promozione dei prodotti sui mercati a 360 gradi. Non solo: attraverso i Programmi Operativi cofinanziati dalla Ue – solo in Italia la spesa comunitaria si attesta sui 300 milioni euro l’anno - il settore è riuscito in questi anni, spiega Vernocchi “a dare un forte impulso all’innovazione, alla ricerca e all’introduzione di nuove tecnologie, conseguendo anche importanti obiettivi di carattere ambientale che la Corte nella sua relazione non ha adeguatemente enfatizzato”.
Nella futura Pac - che si sta definendo proprio in questi mesi - l’Ocm ortofrutta sarà confermata quale intervento di sostegno settoriale obbligatorio per gli Stati Membri. “Il nostro auspicio – spiega Vernocchi – è che si evitino tutte quelle disparità e complessità burocratiche messe in luce dalla Corte dei Conti e che spiegano anche come mai in alcuni paesi lo strumento non sia stato preso sufficientemente in considerazione”.
