Economia della Cultura

Palazzo Citterio sigilla il patto tra pubblico e imprese per la Grande Brera

Il conto alla rovescia per l’inaugurazione della Grande Brera con l’apertura di Palazzo Citterio ha messo in moto le migliori idealità ed energie per aggregare un circolo di mecenati. Individui appassionati, generosi e visionari, in rappresentanza di aziende che possono sostenere strategicamente il progetto della Grande Brera e con le quali condividere attività istituzionali e culturali, a partire dall’inaugurazione il prossimo 7 dicembre

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Il conto alla rovescia per l’inaugurazione della Grande Brera con l’apertura di Palazzo Citterio ha messo in moto le migliori idealità ed energie per aggregare un circolo di mecenati. Individui appassionati, generosi e visionari, in rappresentanza di aziende che possono sostenere strategicamente il progetto della Grande Brera e con le quali condividere attività istituzionali e culturali, a partire dall’inaugurazione il prossimo 7 dicembre. Il progetto di Angelo Crespi, direttore fresco di nomina dal 15 gennaio scorso, chiama all’impegno civico persone o rappresentanti di aziende che entreranno a far parte di un board che si riunirà tre volte l’anno per discutere – alla presenza di artisti, curatori, ed esperti – progetti e prospettive di sviluppo culturale e sociale della Grande Brera e di Milano.

Il contribuito annuale pari a 50mila euro potrà essere erogato con un accordo di mecenatismo, rinnovabile alle medesime condizioni per i successivi tre anni, avvalendosi dell’Art bonus, e sarà volto a sostenere progetti specifici ad alto impatto sociale, definendo in questo modo una membership dalle finalità filantropiche che risponda agli obiettivi Esg nelle declinazioni della Corporate Cultural Responsibility.

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I nomi coinvolti sono quelli di Sabina Belli, ceo di Pomellato; Massimiliano Di Silvestre, presidente e Ad di Bmw Italia; Giovanna Dossena, principal di Avm Gestioni Sgr e Avm Associati S.p.A; Ernesto Fürstenberg Fassio, presidente Banca Ifis; Massimo Giussani, consigliere esecutivo Fondazione Berti; Massimo La Greca, general manager Swarovski Italia; Andrea Mascetti, avvocato dello Studio Legale Mascetti; Francesco Micheli, imprenditore; Andrea Toselli, presidente e Ad PwC ed Emanuela Trentin, ceo Siram Veolia. Naturalmente il Patto è aperto a nuovi ingressi.

Dopo oltre cinquant’anni di attesa, viene finalmente portata a compimento l’idea della Grande Brera che include la Pinacoteca, la Biblioteca nazionale Braidense e Palazzo Citterio, immaginata negli anni Settanta del secolo scorso dagli allora Soprintendenti, prima Gian Alberto Dell’Acqua che acquisì il nuovo Palazzo per conto dello Stato, poi Franco Russoli che ne iniziò i lavori di ristrutturazione. Il Patto per Brera ora raccoglie i rappresentanti di aziende che entrano a far parte di un gruppo di persone accomunate da principi di responsabilità sociale e mecenatismo culturale, che contribuiranno a generare valore per il territorio e la comunità, costituendo i pilastri su cui costruire il futuro di Brera. Ne è convinto il direttore che si è ispirato a due modelli di successo. «Con l’inaugurazione di Palazzo Citterio, Brera si trasforma in un polo culturale sempre più rilevante sul piano nazionale e internazionale – integrando arte, storia, design e tecnologia – e la Grande Brera si appresta a ritornare il cuore artistico di Milano e dell’Italia, un centro cosmopolita unico al mondo, simbolo di un progetto culturale innovativo e d’avanguardia. Il Patto per Brera sottende un sistema di fundraising che va al di là di quello praticato solitamente. Fonte d’ispirazione – prosegue Crespi – sono stati l’Alleanza per la cultura della Fondazione di Brescia Musei, presieduta da Francesca Bazoli, e l’Advisory Board del Museo e Real Bosco di Capodimonte, presieduto da Giovanni Lombardi della Tecno srl. Entrambi sottendono un Patto tra pubblico e privato, all’interno di un orizzonte temporale di medio-lungo termine, che permette alla direzione di valorizzare il patrimonio artistico cittadino e sostenere i grandi eventi culturali e le attività straordinarie. L’idea è di una nuova advocacy di sostenibilità economica dei musei di Stato che con l’autonomia, dal 2014, possono accogliere anche chi non fa parte dell’istituzione, cioè i privati».

Nel 2005 la convenzione di Faro riconosce un Patto di comunità a sostegno del museo quale luogo dove si sedimenta l’identità materiale e immateriale, poi la riforma Franceschini del 2014 dopo 10 anni dimostra come i musei possano rappresentare un valore oltre che culturale anche economico per il territorio. L’idea di radunare intorno a Brera un gruppo che fa advocacy risponde all’esigenza delle imprese di presentare un bilancio di sostenibilità, obbligatorio dal 2024 per le quotate, nel quale può rientrare la parola cultura. Dal 2015 con l’Art bonus una nuova sensibilità e un più forte sostegno hanno spinto le imprese verso il patrimonio culturale.

«Per la Grande Brera con l’Art bonus puntiamo a raccogliere entro il 2026 2 milioni, ne abbiamo già raccolti 500mila euro in tre mesi. Il Patto della durata di almeno tre anni ci garantisce quindi 500mila euro annui – spiega Crespi – e poi ci sono 40 milioni in conto capitale da investire. Sono tanti i lavori di recupero da porre in essere, per esempio il tetto, e il riammodernamento delle strutture e l’efficientamento energetico. Dopo Palazzo Citterio, partiremo dalla Mediateca Santa Teresa e dallo strettone in via Fiori Oscuri. Intendo poi musealizzare il cosiddetto Pantheon degli illustri, nel cortile d’onore, con le sue 100 sculture».

Il direttore ha già raggiunto risultati più che soddisfacenti: nei primi otto mesi dell’anno il numero dei visitatori è cresciuto del 17,3% rispetto allo stesso periodo del 2023, del 9,02% gli incassi da biglietteria e del 24% gli incassi da concessione spazi. Stiamo pensando a un accordo anche con il Salone del Mobile e proprio oggi presentiamo la nuova identità visiva e il nuovo logo della Grande Brera a firma di Carmi e Ubertis».

Crespi scommette, con l’attuale squadra di 150 persone, di superare 500mila visitatori già nel 2024 e immagina un futuro biglietto integrato per Brera, Palazzo Citterio e Orto botanico che durerà più giorni; e di raggiungere dal 2026 i 5 milioni di ricavi complessivi per un museo eticamente ed economicamente sempre più sostenibile. «Puntiamo a diventare la terza Pinacoteca in Italia, dopo gli Uffizi e l’Accademia di Firenze», conclude. Anche le collezioni sono in crescita: la Pinacoteca è sostenuta da sempre dall’Associazione degli Amici di Brera, presieduta da Carlo Orsi, e ha appena ricevuto una donazione di due quadri di Morandi del valore di circa 3 milioni di euro. Gli Amici nel 2026 compiranno 100 anni, nel lontano 1939 comprarono Caravaggio per la Pinacoteca, quale sorpresa serberanno per il museo?

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