Pandemia e lavoro ibrido, cambia la funzione Hr: ora formazione e soft skill
L’area risorse umane è più complessa, estesa e condivisa con altri dipartimenti e ricopre un ruolo più strategico rispetto al periodo pre Covid-19
di Gianni Rusconi
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Salute e sicurezza, formazione e addestramento, gestione del benessere e del mood a livello organizzativo: sono soprattutto questi gli ambiti dove si è concentrata nel corso degli ultimi 18 mesi l’attività di chi gestisce le risorse umane, e anche gli obiettivi fissati per il 2022 confermano l'orientamento a migliorare la qualità della vita lavorativa dei dipendenti. A dirlo è una recente ricerca condotta su un campione di circa 200 aziende da Cegos (uno dei principali operatori internazionali nel campo dei servizi di Learning & Development) per misurare l'impatto della pandemia sulla funzione Hr in Italia.
Dall’indagine emerge innanzitutto come un manager su due riconosca un cambiamento dell’area risorse umane in fatto di pratiche, processi e strumenti e come questa sia oggi più complessa ed articolata, tanto da ritenerla (in un caso su tre) anche più condivisa ed estesa ad altri dipartimenti e (in un caso su cinque) più strategica rispetto a inizio 2020. Se per un responsabile Hr su tre la crisi generata dalla Covid-19 ha peggiorato il morale dei dipendenti, nel 57% dei casi non è stato invece segnalato un evidente impatto sulla loro motivazione professionale.
Il 96% del campione intervistato, in generale, ha espresso fiducia nella capacità di ripresa della propria azienda e poco meno della metà è dell’idea che la crisi porterà nel medio e lungo termine opportunità positive sul fronte dell’accelerazione della digitalizzazione (per un direttore HR su tre lo stato di emergenza ha già trasformato sensibilmente i processi lavorativi rendendoli più digitali) e di una maggiore cooperazione tra i team.
“I manager Hr - ha osservato in proposito Alessandro Reati, Hr Business Practice Leader di Cegos Italia - hanno accettato la sfida dell’interpretazione di uno scenario complesso per cui hanno adattato scelte e strategie operative alla ricerca di un equilibrio complessivo, fermo restando che la finalità di questa funzione è da sempre quella di integrare le esigenze dei singoli lavoratori con le attese di business”.
Qualcosa, insomma, è cambiato e lo provano almeno due fattori: l’incremento generalizzato dell’utilizzo della formazione online come effetto diretto della pandemia sull’organizzazione del lavoro; la continuità, a due anni dall’inizio della pandemia, della resilienza dimostrata dalla maggior parte delle aziende italiane durante il primo lockdown, grazie ai legami creatisi fra i team e internamente all’organizzazione.


