L’Iran rischia di diventare l’Alcatraz di Trump
di Giuliano Noci
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La sfida per l’aumento di produzione di energia da fonte rinnovabile passa anche da una corretta gestione dei pannelli fotovoltaici dismessi, che da rifiuto devono trasformarsi in risorsa o miniera di materiali da reimpiegare. Un fronte su cui sono impegnate in prima linea alcune realtà piemontesi che, di pari passo con la ricerca di Università ed enti (fra tutti, l’Enea), propongono soluzioni avanzate per prevenire una grave emergenza ambientale ed economica, ancora poco nota. I pannelli per la produzione di energia, col tempo, perdono efficienza e vengono superati dall’evoluzione tecnologica, condizioni che obbligano i grandi player a sostituire i vecchi generatori prima del reale “fine vita”. Il risultato già tangibile è fotografato da alcuni (ancora pochi) numeri. Secondo Irena (International Renewable Energy Agency), entro il 2050 saranno 78 milioni di tonnellate i pannelli dismessi da gestire.
«Da un problema concreto, è nato lo stimolo per innovare - racconta Matteo Stoppa, Chief Innovation Officer di Coesa, ESCo (Energy Service Company) attiva in tutta Italia con servizi per l’efficientamento energetico -. A febbraio abbiamo lanciato KeepTheSun, marketplace dedicato alla compravendita di fotovoltaico usato, che mette in comunicazione domanda e offerta per lo scambio di pannelli ancora efficienti. Il principio di base su cui ragioniamo è la durabilità. Prima di smaltire, è giusto usare il più possibile».
In meno di sei mesi, attraverso la piattaforma sono stati venduti circa 10mila pannelli, in gran parte a grandi lotti. Diversi i motivi alla base del successo: il prezzo competitivo dei dispositivi; la possibilità di identificare in modo immediato il prodotto, grazie a un database precaricato sul sistema con 95mila modelli; la garanzia di un acquisto sicuro e tracciabile. I pannelli vengono comprati all’estero, specie dal Burkina Faso o da Stati come Costa d’Avorio, Ghana, Niger e Mauritania, dove le differenti condizioni d’uso oltre che il fabbisogno energetico (inferiore rispetto all’Europa) rende vantaggioso il reimpiego dell’usato, così come dei lotti di invenduto rimasti in pancia a diversi venditori europei dopo il periodo della crisi energetica. «Si tratta in tutti i casi - specifica Stoppa – di dispositivi che vengono ceduti come Aee (Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) e non come Raee (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche)».
Una seconda strada per lo smaltimento ecologico del fotovoltaico passa attraverso la separazione e riciclo dei componenti: per il 65% vetro, poi alluminio, silicio, argento, rame e materiali plastici. «I pannelli esausti sono straordinari giacimenti di materiali strategici e critici di primo ordine e per diversi impieghi – raccontano Lodovico Ramon e Paolo Danasino di Tialpi, azienda biellese creata nel 2021 da un team di esperti del settore estrattivo, parte del gruppo Minerali Industriali -. Grazie a tecnologie sviluppate internamente abbiamo vinto oltre tre premi e abbiamo ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie e le certificazioni. Lavoriamo per lo smaltimento di una media di 150 pannelli/gg, ma la capacità a regime sarà di 2mila tonnellate di pannelli annui. Attraverso il recupero del 55-60% del vetro, cui si aggiungerà presto un ulteriore 5% grazie all’affinamento della separazione magnetica, del 17% dell’alluminio e di altri componenti trasformiamo in materia prima seconda (end of vaste) oltre l’80% di quello che al 100% sarebbe un rifiuto». I pannelli arrivano a Biella da soggetti privati e consorzi o attraverso enti governativi (da poco è stato siglato un accordo con una società del Governo greco). Al costo del ritiro (circa 3 euro a pannello) si aggiunge la vendita dei materiali ottenuti: l’alluminio, che torna a uno stato di purezza tale da consentirne il reimpiego in fonderia in modo vantaggioso anche per l’ambiente, vale circa 2 euro al Kg. Il vetro classificato come extra-clear ha un prezzo fra i 150 e i 200 euro a tonnellata e viene caricato su un camion ribaltabile sfuso (non in sacchi) e spedito alle vetrerie per ogni lavorazione. Il silicio, separato dalla plastica, vale oltre 2 euro al Kg. Un impianto da 60 o 120 pannelli/ora richiede un investimento rispettivamente di 3 o 5 milioni, ma genera un ricavo di 12-13 euro a pannello contro un costo di funzionamento (personale, manutenzione, energia) di 4 euro a pannello con un risultato operativo (esclusi ammortamenti) dai 2,5 o 5 milioni. In meno di due anni, l’investimento si ripaga. «Entro l’anno – prosegue Tialpi - grazie anche a un progetto di ricerca con il Centro di Ricerca RE·CORD della provincia di Arezzo, partirà un impianto pilota per valorizzare maggiormente il silicio e per il recupero dell’argento. Il nostro obiettivo industriale è vendere la nostra tecnologia, fornendo impianti per lo smaltimento chiavi in mano, a player proprietari di pannelli esausti ».
Sul fronte del riciclo dei componenti, anche Coesa è pronta a scendere in campo con il progetto Sparc , un mini-sistema di riciclaggio autonomo, integrato in container di spedizione e alimentato da fonti rinnovabili, che può essere spedito in ogni parte del mondo per operare in loco nel riciclo di vetro, alluminio, plastica. «Il nostro principio è scalare - conclude Stoppa -. I pannelli devono finire il proprio ciclo di vita con lo scambio. Quando sono esausti forniamo la tecnologia per andare nel luogo in cui sono e posizionare l’impianto di smaltimento». Una strada tutta da esplorare e in partenza, che connetterà il Piemonte con il resto del Pianeta.