Dopo l’avventura nello spazio

Paolo Nespoli: «Era bello fare l’uomo ragno»

Protagonista di tre missioni spaziali, è rimasto fra le stelle per 313 giorni, 2 ore e 36 minuti. Ingegnere, ora è docente al Politecnico di Milano. Convinto che andremo su Marte

Nespoli: era bello fare l’uomo ragno nello spazio

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Cosa si prova quando, dopo essere stati nello spazio, si torna a terra? Lo abbiamo chiesto a Paolo Nespoli, milanese, classe 1957, come astronauta protagonista di tre missioni spaziali nel 2007, nel 2010/2011 e nel 2017. In totale è rimasto fra le stelle per 313 giorni, 2 ore e 36 minuti. Ingegnere, ora è docente al Politecnico di Milano. Ecco la sua avventura nello spazio.

Al ritorno sulla Terra la transizione fra extraterrestre e terrestre è complessa

Che cosa si prova quando si rientra sulla Terra? «Non c’è una risposta univoca e precisa a questo tipo di domande, perché alla fine queste sono sensazioni che uno deve modulare con quello che si sente al momento.

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«È chiaro che la transizione tra l’essere extra terrestre e essere terrestre è una transizione complessa che vede l’ambiente che ti sta attorno cambiare drasticamente, vede tutta una serie di forze che improvvisamente ti balzano addosso e che ti fanno sentire, ti fanno sentire il tuo corpo in un modo in cui te l’eri scordato quando eri in assenza di gravità».

Era bello fare l’uomo ragno

«Sicuramente non si può più pensare di poter svolazzare verso l’alto o di alzare dei pesi molto grossi. Insomma, ci sono tutta una serie di cose differenti da un lato irritanti perché era così bello fare l’uomo ragno e dall’altro quando metti una cosa sul tavolo, rimane lì ed è anche quella una bella cosa».

Dopo la riabilitazione sei libero di scorazzare per il mondo

La riabilitazione dopo il ritorno sulla Terra «è una delle cose che cambia da persona a persona, da momento a momento. Di solito quando si fa una missione di lunga durata, le agenzie si prendono un periodo di tre settimane nel quale devono concederti il tempo per riabituarti a questa forza di gravità. A risentire il tuo peso a risentire gli odori, i sapori che non hai sentito per diversi mesi.

«A fare anche le cose più semplici, come guidare, per esempio, che non è una cosa semplice. Tre settimane in cui ti fanno fare esercizio fisico, in cui ti fanno fare esperimenti medici, in cui ti fanno fare meeting con i tecnici per dirgli che cosa è successo in questi sei mesi nello spazio. Ed è un momento molto importante. Dopo queste tre settimane sei più libero di scorazzare per il mondo».

Per Suni e Butch restare sulla Iss un regalo inaspettato

Suni e Butch come hanno affrontato questi inaspettati nove mesi visto che dovevano restare in orbita solo otto giorni? «Io conosco molto bene Suni e Butch, perché siamo stati colleghi per una quindicina d’anni. Abbiamo lavorato assieme in tutti i modi, in tutte le salse e conoscendoli, sono convinto che siano stati estremamente sorpresi da questa avventura che però hanno preso molto bene.

«Io direi che questo è quasi un regalo inaspettato una cosa a cui non avrebbero neanche potuto pensare di poter fare e invece è successa hanno goduto di questo momento inaspettato.

Nespoli da Houston: sono un lavoratore dello spazio

Quando sei nello spazio ti manca la Terra e viceversa

Ti mancano un po’ le capriole sulla Stazione Spaziale Internazionale? «In effetti è una cosa un po’ strana perché sei nello spazio e paradossalmente ti manca la Terra. Sei a Terra e ti manca lo spazio. Nella vita bisogna cercare di prendere il bicchiere mezzo pieno e non guardare il bicchiere mezzo vuoto. Quindi di guardare le bellezze che ci sono quando uno vive sulla terra,così come quando ero nello spazio, Ho cercato di assaporare e inalare a pieno questa sensazione di assenza di forza di gravità».

Quando torni sulla Terra sei solo alle prese con il mondo

Nespoli è anche stato protagonista di un docu-film che si chiamava Expedition, diretto da Alessandra Bonavina che era stato realizzato in occasione della missione Vita nel quale ci siamo tutti resi contro di quanto è difficile allenarsi per andare in orbita.

Al ritorno sulla Terra quale è stata la cosa più difficile da affrontare? «Sicuramente è tornare “normale”. È paradossale come se quando sei in orbita il tuo tempo viene scandito momento per momento da una serie di persone che cercano le cose migliori che tu possa e debba fare in quel momento. E quando torni a terra questo sistema non c’è più. Ti senti solo alle prese col mondo. Ed è veramente bello sentire da un lato questa opportunità, mentre potrebbe essere anche un po’ irritante il fatto che alla fine ti senti solo e devi trovare la soluzione a tutto da solo. È molto interessante questo».

La grande sfida del tumore

La salute di un astronauta viene monitorata e scandagliata anche negli anni successivi alle missioni. Nespoli ha dovuto anche affrontare una grande sfida, quella di combattere un linfoma al sistema nervoso centrale, scoperto il 28 novembre del 2020 e con molto spirito ha scritto su Facebook: «L’avaria sembra risolta, avremmo detto nello spazio e vedo la proverbiale luce alla fine del tunnel diventare sempre più grande». Una grande sfida che molti malati si trovano ad affrontare.

«Non sappiamo perché e percome sia successa una cosa simile. Non so se ha a che vedere con i giorni, gli anni, mesi passati nello spazio e l’aver assorbito una quantità di radiazioni molto superiore alla norma. Comunque di fatto mi sono trovato in questa situazione e ho cercato di guardare alla cosa con attenzione per capire quali fossero tutti i problemi e e trovare le soluzioni. La chemioterapia che ho fatto, le altre attività che ho fatto sono state molto importanti nel risolvere e nel portarmi a dove sono adesso, dove sembra che tutto sia risolto. E naturalmente guardo al futuro con positività e quindi mi aspetto di continuare ad andare avanti così.

L'astronauta Paolo Nespoli per la terza volta fra le stelle

Sono convinto che andremo su Marte

Andremo su Marte? Ciò che sembra impossibile può diventare realtà? Nella storia umana noi abbiamo visto che tutte le volte che troviamo delle sfide, siamo molto bravi a cercare delle sfide impossibili Quello che all’inizio sembra impossibile, poi piano piano diventa una realtà e andare su Marte oggi è veramente una cosa impossibile. Ci sono una serie di problemi tecnici che sembrano complessi e sembrano irrisolvibili, ma sono convinto che riusciremo in futuro a risolverli. E quando mi fanno la domanda “andremo su Marte”, io direi assolutamente sì. Ci vorrà lavoro, ci vorrà concentrazione, ci vorrà determinazione, ci vorrà un accordo politico, bisognerà trovare una struttura. Ma sono sicuro che riusciremo a fare tutto questo».

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