Papa Francesco: la vita si spegne se restiamo ostaggio di fallimenti e rimpianti
Nella Chiesa no a divisioni, ha detto il Pontefice nell’omelia a San Pietro. E ha invitato a incontrare Dio nel volto dei poveri
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I punti chiave
- La vita si spegne se restiamo ostaggio di fallimenti e rimpianti
- La pratica religiosa non si riduca all’abito esteriore
- Come i Magi camminiamo sulla terra, ma cogli occhi al cielo
- Non viviamo rinchiusi nel perimetro delle cose terrene
- Incontrare Dio in carne e ossa nei volti dei più poveri
- Il saluto alle monache benedettine argentine
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«Abbiamo bisogno di aver lo sguardo rivolto verso l’alto anche per imparare a vedere la realtà dall’alto. Ne abbiamo bisogno nel cammino della vita, per farci accompagnare dall’amicizia con il Signore, dal suo amore che ci sostiene, dalla luce della sua Parola che ci guida come stella nella notte. Ne abbiamo bisogno nel cammino della fede, perché non si riduca a un insieme di pratiche religiose o a un abito esteriore, ma diventi un fuoco che brucia dentro e ci fa diventare appassionati cercatori del volto del Signore e testimoni del suo Vangelo. Ne abbiamo bisogno nella Chiesa, dove, invece che dividerci in base alle nostre idee, siamo chiamati a rimettere Dio al centro». Così Papa Francesco nell’omelia della messa dell’Epifania dalla Basilica di San Pietro. hanno concelebrato la liturgia con il Pontefice, all’Altare centrale della Confessione, quasi 250 tra cardinali, vescovi e sacerdoti.
La vita si spegne se restiamo ostaggio di fallimenti e rimpianti
«Se viviamo rinchiusi nel ristretto perimetro delle cose terrene, se marciamo a testa bassa ostaggi dei nostri fallimenti e dei nostri rimpianti, se siamo affamati di beni e consolazioni mondane invece che cercatori di luce e di amore, la nostra vita si spegne», ha detto Papa Francesco nel corso dell’omelia.
La pratica religiosa non si riduca all’abito esteriore
«Fratelli e sorelle, gli occhi puntati al cielo! Abbiamo bisogno di aver lo sguardo rivolto verso l’alto anche per imparare a vedere la realtà dall’alto. Ne abbiamo bisogno nel cammino della vita, per farci accompagnare dall’amicizia con il Signore, dal suo amore che ci sostiene, dalla luce della sua Parola che ci guida come stella nella notte. Ne abbiamo bisogno nel cammino della fede, perché non si riduca a un insieme di pratiche religiose o a un abito esteriore, ma diventi un fuoco che ci brucia dentro e ci fa diventare appassionati cercatori del volto del Signore e testimoni del suo Vangelo», ha detto Papa Francesco, nel corso dell’omelia.
Come i Magi camminiamo sulla terra, ma cogli occhi al cielo
«Ripartiamo da Dio, cerchiamo in Lui il coraggio di non fermarci davanti alle difficoltà, la forza di superare gli ostacoli, la gioia di vivere nella comunione e nella concordia», sottolinea il Papa. «I Magi hanno gli occhi puntati verso il cielo, i piedi in cammino sulla terra e il cuore in adorazione. Sono abitati dalla nostalgia dell’infinito e il loro sguardo è attratto dagli astri celesti. Non vivono guardando la punta dei loro piedi, ripiegati su sé stessi, prigionieri di un orizzonte terreno, trascinandosi nella rassegnazione o nella lamentela. Essi alzano il capo, per attendere una luce che illumini il senso della loro vita, una salvezza che viene dall’alto. E così vedono spuntare una stella, più luminosa di tutte, che li attrae e li mette in cammino», ha detto il Pontefice.
Non viviamo rinchiusi nel perimetro delle cose terrene
«Questa è la chiave che dischiude il significato vero della nostra esistenza: se viviamo rinchiusi nel ristretto perimetro delle cose terrene, se marciamo a testa bassa ostaggi dei nostri fallimenti e dei nostri rimpianti, se siamo affamati di beni e consolazioni mondane, che oggi ci sono e domani non ci saranno più, invece che cercatori di luce e di amore, la nostra vita si spegne. I Magi, che pure sono stranieri e ancora non hanno incontrato Gesù, ci insegnano a guardare in alto, ad avere lo sguardo rivolto al cielo, ad alzare gli occhi verso i monti da dove ci verrà l’aiuto, perché il nostro aiuto viene dal Signore».

