Previdenza

Paradosso Inps, gli statali pagano l’1% per ottenere subito i loro soldi del Tfs

L’istituto finanzia dal primo febbraio l’anticipo della “liquidazione” dei pensionati pubblici che, in media, si riceve tra i 12 e i 24 mesi. Bisogna essere iscritti al Fondo Credito

di Vitaliano D'Angerio

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Statali in pensione: quando arriverà la "liquidazione"?

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Si chiama Tfs, trattamento di fine servizio, ed è la “liquidazione” degli statali che possono attendere fino a due anni per ricevere i propri soldi dall’Inps. Con l’inflazione a due cifre, il potere d’acquisto di quelle somme (50mila euro, per esempio, per un insegnante) diventa ben poca cosa. Ecco che allora, per venire incontro alle esigenze dei pensionandi, l’Inps ha deciso di finanziare l’anticipo del Tfs in via sperimentale per tre anni: dal primo febbraio, nell’arco di 180 giorni, lo statale iscritto alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali (nota come Fondo Credito), potrà ottenere la liquidazione, pagando un tasso di interesse dell’1% più una ritenuta dello 0,50% per le spese.

Paradosso Inps

Un vero e proprio paradosso il dover pagare un interesse per ricevere i propri soldi. D’altronde già accadeva prima che Inps prendesse tale decisione: c’è un accordo quadro stipulato con Abi, l’associazione bancaria italiana, che consente, fino a un massimo di 45mila euro, condizioni agevolate per ottenere subito il Tfs: si applica un tasso pari al rendimento dei titoli pubblici (Rendistato) con durata analoga al finanziamento, maggiorato dello 0,40%. Che andava benissimo fino a un anno fa quando i tassi erano a zero. Con i rialzi degli ultimi 12 mesi, l’indice generale del Rendistato di gennaio 2023 è ora al 3,66%.

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Tra l’altro, a differenza dell’accordo Abi, il finanziamento Inps non prevede tetto massimo. Poche le banche che aderiscono all’iniziativa: appena otto. Fra queste, la più grande è UniCredit «con una quota di mercato dell’erogato superiore al 60% – fanno sapere dall’istituto – L’importo medio dei nostri anticipi è di 40mila euro, con una durata di oltre 30 mesi e una maggior concentrazione nel Centro e Sud Italia.».

Tempi codificati per il Tfs

Il pagamento del Tfs è codificato dalla normativa. L’Inps lo ha ribadito in una nota dello scorso agosto dove ricorda che la celerità maggiore (105 giorni) spetta al lavoratore che ha cessato il servizio per disabilità. Il fine lavoro per limiti di età o di servizio comporta che il Tfs può essere incassato «non prima dei 12 mesi dalla data di cessazione».

Mesi che salgono a 24 se la cessazione del lavoro è causata da dimissioni o licenziamento. Inoltre, per i “quota 100” il termine di pagamento decorre da quando il lavoratore ha raggiunto i requisiti per la pensione ordinaria: si può dunque aspettare fino a 5 anni.

Fondo Credito

C’è una condizione che Inps pone per l’anticipo agevolato del Tfs. Il pensionato, al momento della richiesta, dovrà essere iscritto al Fondo Credito. Ma che cos’è questo fondo? Il Fondo Credito è stato istituito nel 1996: fra le sue attività vi sono piccoli prestiti, borse di studio, assistenza e ricovero per non autosufficienti. Il patrimonio netto è alimentato dalle quote versate dagli iscritti, pari allo 0,35% della retribuzione e allo 0,15% del trattamento pensionistico: a fine 2021 registrava un valore positivo pari a 9,6 miliardi.

Al Fondo Credito sono iscritti in via obbligatoria gli ex Inpdap «mentre per gli altri dipendenti pubblici il Dm 110/2021, attuativo della legge 160/219, ha riaperto i termini per l’iscrizione volontaria dal 20 agosto 2021 al 20 febbraio 2022», fanno sapere da Inps. Dal rendiconto 2021, emerge che gli iscritti al Fondo sono 3 milioni e 610mila, di cui 3 milioni e 317mila dipendenti in servizio iscritti obbligatoriamente, 5mila dipendenti aderenti volontari, 280 mila pensionati aderenti volontari. Per accedere all’anticipo agevolato Tfs bisogna dunque restare iscritti al Fondo anche dopo la pensione.

Gli esclusi

C’è un problema però. La delibera Inps che prevede l’anticipazione del Tfs è la 219 del 9 novembre. Cosa accade a coloro che sono usciti dal Fondo Credito al momento di andare in pensione e che non conoscevano le condizioni agevolate previste? Inps fa sapere che sono numerose le richieste giunte da parte degli esclusi e che «è indispensabile la riapertura dei termini per l’iscrizione volontaria, la quale però può avvenire solo a seguito di intervento legislativo». Toccherà allora al Governo Meloni venire in soccorso alle migliaia di dipendenti esclusi.

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