Sbloccate le riserve

Paradosso riso: i prezzi calano, ma in Giappone s’infiammano (e scatta l’emergenza)

Tokyo usa le riserve strategiche, come per Fukushima: 200mila tonnellate di riso. Mentre i prezzi medi globali calano del 20%. Cosa sta accadendo?

di Enrico Marro

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Il Giappone ricorre alle risorse di emergenza di riso in un disperato tentativo di fermare la corsa dei prezzi, arrivata a polverizzare ogni record.

L’annuncio è arrivato dal ministro dell’Agricoltura Taku Eto: Tokyo ha deciso di immettere sul mercato fino a 210mila tonnellate di riso dalle riserve strategiche, pari a oltre un quinto dello stock totale.

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Dal 1993 il Giappone conserva quasi un milione di tonnellate in trecento magazzini sparsi nel Paese per far fronte a catastrofi naturali, guerre o carestie.

L’impennata dei prezzi

La decisione senza precedenti si deve a un’impennata record dei prezzi, a sua volta legata al caldo record del raccolto 2023/24 combinato alla corsa agli acquisti da parte di cittadini e ristorazione (tanto che alcuni rivenditori hanno dovuto “razionare” le vendite).

Il risultato è che i prezzi al consumo sono impazziti, passando (per una confezione da cinque chili) dai 2000 yen dell’anno scorso ai 3700 yen attuali.

Un boomerang «autarchico»

Il riso rappresenta un alimento centrale per il Giappone, anche perché è uno dei pochi che il Paese del Sol Levante non è costretto a importare.

In virtù dei pesanti dazi all’import imposti dal Governo nipponico fin dalla fine degli anni Sessanta per garantire l’autosufficienza del Paese, il prezzo del riso giapponese di fatto si ritrova scollegato da quello dei mercati internazionali.

Anche in materia di riso, insomma, il Giappone vive un isolazionismo “autarchico” che però, in questo caso, è diventato un boomerang.

Il record storico del riso giapponese è infatti in controtendenza rispetto alle quotazioni mondiali: il Fao All Rice Price Index in gennaio è sceso quasi del 5% in un mese e di oltre il 20% in un anno.

I prezzi della qualità bianca thailandese per esempio, quella che rappresenta lo standard sul mercato asiatico, sono ai minimi degli ultimi anni dopo la ripresa delle esportazioni da parte del maggior produttore mondiale, l’India.

Da Fukushima alla speculazione

L’ultima volta in cui Tokyo ha sbloccato le riserve strategiche di riso fu il 2011: allora per il disastro di Fukushima, oggi per cercare di raffreddare una corsa dei prezzi ormai sfuggita a ogni controllo.

Il ministero dell’Agricoltura ha fatto capire tra le righe di essere sceso in campo anche per arginare mosse speculative degli stessi produttori, che avrebbero approfittato della situazione.

La riserva strategica di riso venne istituita dal Giappone nel 1993, quando un cattivo raccolto costrinse il Governo a riaprire temporaneamente la porta alle importazioni.

Rischio inflazione

Ogni giapponese consuma circa 74 chili di riso l’anno, quantità inferiore solo a quelle del cinese (130 chili) o dell’indiano (105 chili).

In tutto fanno otto milioni di tonnellate per Tokyo, che si trova così a correre ai ripari anche per evitare una vampata generale dell’inflazione a livello generale (con la Banca centrale nipponica che, per raffreddare il carovita, ha alzato i tassi a livelli mai visti da 17 anni).

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