Brand territoriali

Parma Food Valley, eccellenze alimentari da oltre 11 miliardi di fatturato

L’area conta 1.052 aziende con quasi 15mila addetti, un ecosistema produttivo che rappresenta il 5% dell’export nazionale. Il 27% degli italiani cita spontanemente un prodotto delle sei filiere principali (Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, pasta, pomodoro, latte e conserve ittiche)

di Maria Teresa Manuelli

3' min read

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La Parma Food Valley si conferma un’eccellenza dell’agroalimentare italiano, con un fatturato complessivo di oltre 11 miliardi di euro nel 2023 e un export che sfiora i 5 miliardi, pari al 44% del fatturato totale. A fotografare questo scenario è una ricerca Ipsos che mette in luce le potenzialità e le sfide di un territorio unico nel panorama gastronomico mondiale.

I numeri parlano chiaro: le sei filiere principali rappresentano un sistema produttivo di straordinaria importanza: Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma da soli totalizzano 4,75 miliardi di euro, con Barilla che raggiunge quota 4,9 miliardi. Seguono il pomodoro con quasi 800 milioni, il latte con 720 milioni e le alici con 135 milioni.

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L’export è una vera e propria cartina di tornasole per questo sistema. Gli Stati Uniti hanno registrato la crescita più significativa con un +21,7% rispetto al 2022, seguiti da Canada (+21,1%), Spagna (+19,1%) e Regno Unito (+15%). Un trend di crescita che dal 2015 ha sfiorato il 100%, nonostante un contesto geopolitico sempre più complesso.

«In un momento caratterizzato da conflittualità politica ed economica, è importante sottolineare l’importanza di un ente capace di fare sistema -dichiara Massimo Spigaroli, presidente della Fondazione Parma Creative City of Gastronomy Unesco -.Lavoreremo per far conoscere l’eccellenza dei nostri prodotti, valorizzando consorzi, aziende e territorio».

Il tema dei dazi rappresenta però una delle principali preoccupazioni per il settore. Andrea Belli responsabile delle relazioni esterne di Barilla e membro della Fondazione Parma, intervenendo in rappresentanza delle industrie del territorio su questo aspetto, sottolinea la necessità di un approccio “case by case”: «Ogni azienda ha i suoi contesti interni ed esterni. Non esiste una posizione comune trasversale a tutto il sistema». Ma i timori non sono infondati. Anche se per Gaia Baiocchi, vicepresidente del Consorzio Prosciutto di Parma «Prosciutto di Parma e Parmigiano Reggiano non sono prodotti delocalizzabili, e i dazi costituirebbero un problema anche per i distributori americani, data la specificità dei prodotti».

La ricerca Ipsos rivela inoltre interessanti aspetti sulla percezione del brand. Il 27% degli italiani cita spontaneamente una filiera della Parma Food Valley, mentre il 43% conosce il territorio. Più del 50% riconosce il valore di eccellenza dei suoi prodotti. Alcuni chef intervistati, come Giuseppe Causarano e Davide Oldani, hanno enfatizzato come «solo in Italia potesse nascere una Food Valley di questo tipo, dal prodotto fresco alla produzione industriale di grande qualità».

Critica rimane invece la questione della notorietà. Nonostante l’indiscussa qualità, più della metà degli intervistati non conosceva il brand Parma Food Valley, un potenziale ancora tutto da esplorare. Come sottolineato dallo chef Luca Marchini, «Parma Food Valley ha posto le basi per una riconoscibilità della zona, ma spesso in Italia la conoscenza rimane superficiale».

La fondazione, nata nel 2017 dopo la nomina di Parma a Città Creativa Unesco per la Gastronomia, può contare su un network istituzionale di alto profilo che include il Comune di Parma, la Camera di Commercio dell’Emilia, l’Unione Parmense degli Industriali, l’Università di Parma e Fiere di Parma. La città ducale inoltre il prossimo autunno ospiterà anche la cerimonia di presentazione della Guida Michelin 2026.

L’area conta 1.052 aziende con quasi 15mila addetti, un ecosistema produttivo che rappresenta il 5% dell’export alimentare italiano, quota che sale al 32% se riferita alla sola regione Emilia-Romagna.

Un aspetto particolarmente significativo emerso dalla ricerca riguarda le motivazioni di acquisto: il 63% degli intervistati pone la qualità al primo posto, mentre il 52% indica il gusto come elemento decisionale. Questi dati confermano come l’eccellenza gastronomica italiana continui a essere un punto di forza riconosciuto a livello nazionale e internazionale.

In questo contesto, emerge anche l’impegno sociale delle aziende del territorio. Andrea Belli ha sottolineato l’importanza di iniziative legate all’accesso al cibo e alla corretta alimentazione, come il progetto in collaborazione con la società italiana di medicina internazionale per promuovere stili di vita sani. Un approccio che va oltre la produzione alimentare, guardando alla responsabilità sociale e alla formazione delle nuove generazioni. Non a caso, attraverso progetti come le devoluzioni alimentari e i programmi educativi, la Parma Food Valley si configura sempre più come un ecosistema che unisce eccellenza produttiva, innovazione e attenzione al benessere collettivo.

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