Partnership pubblico-privato per proteggere l’arte
In tempo di guerra il patrimonio è a rischio: l’esempio di Ark for Ukraine, che manda veicoli per mettere in salvo le opere d’arte
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Le devastazioni della guerra non si limitano mai al campo di battaglia. I costi sono sostenuti da tutta la società, e quando le bombe distruggono monumenti, opere d’arte e archivi insostituibili, le perdite si misurano non solo in vite umane e proprietà, ma in termini storici più ampi.
L’identità, la memoria e il patrimonio culturale sono ciò che sostiene una società nelle sue ore più buie, e la loro distruzione erode la civiltà stessa. Allo stesso modo, la profanazione o la perdita di oggetti che una cultura considera sacri può alimentare nuovi cicli di rancore, disperazione e violenza moralmente legittima.
La connessione tra la conservazione culturale e la pace è uno dei motivi per cui i governi di tutto il mondo si sono riuniti nel 1954 per adottare la Convenzione dell’Aia per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato. Obbliga tutte le parti a identificare i siti e gli oggetti del patrimonio culturale, a provvedere alla loro protezione e a contribuire all’applicazione delle sanzioni in caso di violazione della convenzione. Eppure, nonostante tali impegni formali, la perdita del patrimonio culturale nelle zone di conflitto rimane un problema urgente.
In guerra non si pensa alla cultura
La protezione del patrimonio culturale non è un obiettivo a bassa priorità da affrontare solo dopo aver soddisfatto tutte le altre esigenze del tempo di guerra. Il più delle volte, prendere di mira tesori inestimabili fa parte della strategia dell’aggressore.
Un decennio fa, quando lo Stato islamico stava conquistando territori e commettendo atrocità di massa in Siria e Iraq, la “pulizia culturale” era al centro delle attività del gruppo. Come hanno osservato nel marzo 2015 il direttore generale dell’Unesco Irina Bokova e Abdulaziz Othman Altwaijri dell’Organizzazione islamica per l’educazione, la scienza e la cultura, la distruzione da parte dell’Isis dell’antica città di Hatra, patrimonio mondiale dell’Unesco, è stata direttamente motivata dalla strategia di propaganda.

