Pasqua, pioggia di rincari: quest’anno si spenderà quasi un miliardo in più
Aumenti fino al 40% per le uova di cioccolata ma anche per la carne ovina e caprina. Il ponte sarà all’insegna del caro pieno con la benzina vicina ai 2 euro al litro
di Enrico Netti
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La spirale dei rincari non risparmia il ponte pasquale a partire dal regalo simbolo per i figli e nipoti: l’uovo di Pasqua. In tutta Italia quest’anno gli aumenti hanno raggiunto il +40%. In altre parole un uovo di cioccolato al latte o fondente, con un peso compreso tra i 320 e i 365 grammi, ha un prezzo superiore ai 18 euro con un +33% sul 2023. A dirlo le rilevazioni del Codacons che segnala come le linee dedicate ai bimbi, quelle con i personaggi dei cartoni animati e serie tv, mettono a segno “solo” un +16,7%. Le cause sono da cercare tra gli aumenti del cacao, al centro anche di manovre speculative che si aggiungono a tutti i rincari delle materie prime tra cui lo zucchero (+72%) e del burro di cacao (+52%). In Italia si producono oltre 31mila tonnellate di uova di Pasqua con un giro d’affari superiore ai 300 milioni. A parità di consumi i rincari peseranno per 72 milioni.
Considerando tutte le diverse voci di spesa necessarie per la tavola Assoutenti stima che quest’anno la Pasqua costerà quasi un miliardo in più, in media 36 euro in più per famiglia. Il Centro studi di Confcooperative ha svolto una indagine sulla propensione alla spesa e al consumo degli italiani per la Pasqua calcolando una spesa complessiva per il solo pranzo della domenica di 1,35 miliardi su cui pesano 150 milioni di aumenti provocati dall’inflazione. La spesa ritorna ai livelli pre pandemia ma a tavola si serviranno porzioni più scarse. Il pranzo del Venerdì Santo per 10 milioni di italiani in povertà non prevedeva nessuna specialità. Per gli altri italiani andamento positivo per i consumi di pesce che con la quaresima e il venerdì di magro sono aumentati del 50%. Rincari per i prodotti della tradizione come la carne ovina e caprina. A dirlo Cia-Agricoltori Italiani che prevede un calo dei consumi di carne d’agnello del 20% a causa degli aumenti (+10%) dei prezzi di vendita che toccano un prezzo medio di 18 euro al chilo. Per i prodotti Dop come l’agnello sardo e le Igp del Centro Italia e l’abbacchio romano quest’anno c’è stato un rincaro di 1,5 euro al chilo. In tutti i casi non ci si deve dimenticare che tutti questi ultimi aumenti si sommano a quelli degli ultimi 2 anni che hanno fatto schizzare alle stelle i prezzi dei prodotti agroalimentari e del largo consumo.
La gita fuori porta o il viaggio in macchina per raggiungere i parenti soffre a causa dei rincari al distributore che hanno portato la super molto vicina ai 2 euro al litro contro i 1,78 rilevati alla fine di gennaio. Non va meglio cercare un posto in treno perché sempre secondo le stime di Assoutenti le tariffe nell’ultimo mese hanno visto un +5,9% su base annua mentre per un biglietto aereo per destinazioni nazionali la spesa sale in media del 13,1% e di un +5,7% se si sceglie una meta europea. Questa serie di rincari spinge l’associazione a chiedere al Governo di «intervenire al più presto per studiare misure davvero efficaci di contrasto all’aumento dei prezzi al dettaglio e per tutelare redditi e potere d’acquisto dei cittadini anche mediante l’utilizzo di osservatori locali permanenti».
