Paternità e lavoro, la sfida aperta di congedi più lunghi
I genitori lavoratori dipendenti possano usufruire di sei mesi ciascuno di congedo parentale all’80%, ma siamo lontani da una genitorialità paritaria.
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Ancora troppo poco. Il tempo che i padri trascorrono con i figli non è ancora sufficiente a equilibrare quello delle madri. Nonostante i genitori lavoratori dipendenti possano usufruire di sei mesi ciascuno di congedo parentale, di cui tre indennizzati all’80%, anziché tutti al 30% come era in precedenza (estensione prevista dalla legge di bilancio 2025), siamo ancora lontani da una genitorialità paritaria.
Di fatto, la scelta di chi utilizzerà il congedo è discrezionale, dunque ancora fortemente dipendente da altri fattori, stereotipi in primis. Secondo l’ultimo Rendiconto di genere dell’Inps, infatti, le giornate di congedo parentale utilizzate dalle donne sono state 14,4 milioni, contro le appena 2,1 milioni degli uomini. Non solo, a questo si aggiunge la disparità dei congedi obbligatori: cinque mesi per la mamma a fronte di appena dieci giorni per i papà, retribuiti al 100%. Uno strumento che, secondo quanto rilevato da Inps, viene richiesto da circa tre uomini su cinque (il 64% di quanti ne avrebbero avuto diritto, dati 2022). Per la maggior parte dei casi, padri che lavorano in aziende medio grandi e che hanno un contratto a tempo indeterminato.
L’impegno delle aziende, oltre gli stereotipi
Proprio le aziende possono fare molto per spingere al cambiamento. Valore D, associazione impegnata a promuovere politiche aziendali di diversità e inclusione, da anni monitora la presenza di iniziative volte a sostenere la genitorialità condivisa e ha rilevato che il 30,9% delle aziende censite (oltre 390) ha almeno una policy di questo tipo. Tra queste: Nestlè con un congedo retribuito di tre mesi di cui può usufruire il secondo caregiver lavoratore; Procter & Gamble che prevede otto settimane di congedo retribuito al 100% per i neo-papà e i genitori in coppie omogenitoriali; Zurich con sedici settimane di congedo per il genitore principale e sei settimane per il cogenitore o Carrefour Italia che prevede dieci giorni di congedo di paternità retribuito al 100% in aggiunta a quelli previsti per legge, l’integrazione dell’indennità per il congedo facoltativo al 50% per tre mesi e giornate retribuite per il secondo genitore per accompagnare la partner alle visite mediche in gravidanza.
La vera sfida, però, è far sì che molti più padri usufruiscano dei congedi. Per questo: il 69.1% delle aziende parte del network ha messo in campo campagne di comunicazione interna per sensibilizzare i dipendenti sui principi dell’inclusione. Mancano, di fatto, i padri «role model» che rendendo le loro esperienze visibili potrebbero incoraggiare altri uomini a richiedere i congedi senza temere ripercussioni per la carriera.
Imprese più produttive con congedi rafforzati
«Le aziende che hanno introdotto congedi di paternità più lunghi di quelli previsti dalla legge, arrivando fino a quattro mesi retribuiti al 100%, hanno ottenuto risultati molto positivi. Una maggiore condivisione dei carichi di cura tra i genitori porta, infatti, benefici sia alle famiglie che alle organizzazioni, che diventano più eque e produttive. Per questo, sosteniamo l’estensione del congedo di paternità oltre i 10 giorni attuali, con l’obiettivo di avvicinarlo progressivamente alla durata di quello materno» - commenta Barbara Falcomer, direttrice generale di Valore D. E aggiunge: «Oggi i padri più giovani desiderano essere presenti nella vita familiare fin dalla gravidanza e diversi studi dimostrano che il loro coinvolgimento ha effetti positivi sullo sviluppo cognitivo e psico-affettivo del figlio/a, oltre a migliorare la salute materna. Per consolidare questo cambiamento servono azioni concrete da parte delle aziende e delle istituzioni. Solo così potremo favorire una trasformazione culturale che ridefinisca i modelli di riferimento maschili e il ruolo paterno nella cura dei figli».

