Transizione ecologica

Patto Verde, otto proposte per la nuova legislatura Ue

Il Consiglio nazionale della Green Economy chiede un rinnovato impegno di Bruxelles con un maggiore coinvolgimento delle imprese e più risorse

Bruxelles, la sede della Commissione Ue. (Photo by Jonathan Raa/NurPhoto)

6' min read

I punti chiave

  • Mantenere un adeguato impegno europeo per il clima
  • Proseguire con il risparmio e l’efficienza energetica
  • Colpo di acceleratore sulle rinnovabili
  • Mobilità sostenibile e intelligente
  • Avanti con l’economia circolare
  • Ripristino del capitale naturale
  • Maggiore coinvolgimento delle imprese
  • Mobilitare maggiori risorse europee

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Un adeguato impegno per il clima da parte dell’Unione europea, incentivi per il risparmio e l’efficienza energetica, l’acceleratore premuto sulle energie rinnovabili, una mobilità sostenibile e intelligente. Ma anche avanti tutta sulla strada dell’economia circolare e del ripristino del capitale naturale. Oltre a un maggiore coinvolgimento delle imprese e più risorse sul piatto per accompagnare la transizione. Sono le otto proposte del Consiglio nazionale della Green Economy all’avvio della nuova legislatura europea.

Mantenere un adeguato impegno europeo per il clima

La prima delle proposte è un invito alla Ue a rinnovare l’impegno di raggiungere le emissioni nette zero entro il 2050. «L’Unione europea - si legge nel testo approvato nella riunione plenaria del 21 ottobre - è una delle economie più importanti al mondo e tra i principali emettitori storici, e anche attuali, di gas serra a livello mondiale. Dobbiamo fare la nostra parte: senza un adeguato impegno europeo, la sfida globale per il clima sarebbe irrimediabilmente compromessa». Nonostante la pandemia e la guerra ai suoi confini, la Ue - fa notare il Consiglio nazionale della Green economy - ha ridotto le emissioni di gas serra del 29% dal 1990 al 2023 ed è in grado, col trend attuale (-5% nel 2023) di raggiungere la riduzione del 55% entro il 2030, «senza costi eccessivi e con benefici tecnologici, occupazionali e di sviluppo degli investimenti».

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Proseguire con il risparmio e l’efficienza energetica

Il Consiglio chiede di attuare la direttiva Ue per promuovere il miglioramento della prestazione energetica degli edifici «puntando ad almeno un raddoppio del tasso di riqualificazione energetica annua». Per gli edifici e le imprese, in accordo con il principio europeo del primato dell’efficienza energetica, occorre un riordino dei sistemi di incentivazione. Per le Pmi è necessario includere anche gli immobili strumentali nelle politiche di sostegno all’efficientamento energetico.

Colpo di acceleratore sulle rinnovabili

La crescita delle rinnovabili, si legge nel testo approvato, «è necessaria non solo per ragioni climatiche, ma per assicurare maggiore sicurezza e autonomia energetica dell’Europa e per ridurre i costi dell’energia». Secondo il Consiglio va attuata la direttiva Red III (Renewable energy Directive) che aumenta il target europeo di quota del consumo finale di energia al 2030 alimentata con fonti rinnovabili dal 32% al 42,5 per cento. Anche le Regioni «devono essere impegnate nel raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e di forte sviluppo delle rinnovabili».

Servono inoltre più investimenti, anche europei, nelle reti, negli allacciamenti e negli accumuli, di breve e di più lungo termine. Ma anche maggiori sforzi per sviluppare tutte le fonti rinnovabili di energia, compresa la produzione di biogas, di biometano anche liquefatto e di bioGPL, integrata nella raccolta e gestione della Forsu e da biomassa agricola.

Mobilità sostenibile e intelligente

Il testo elenca una serie di interventi prioritari: il potenziamento del trasporto pubblico e condiviso dei passeggeri, lo spostamento di una quota significativa dalla modalità di trasporto su gomma a quella su ferro e cabotaggio e la mobilità ciclo-pedonale. Ma anche la riduzione dell’uso delle auto, specie in città, fino allo sviluppo del sistema della mobilità elettrica, nonché all’impiego di biometano, anche liquefatto, e di altri combustibili, con garanzie di origine, privi di emissioni di carbonio, in particolare, nel trasporto stradale pesante, aereo e navale, più difficili da elettrificare oltre che in alcune produzioni industriali energivore.

Il divieto di immatricolazione di nuove auto a combustione interna, alimentate a benzina e diesel, dal 2035, nota il Consiglio della Green Economy - «ha fatto molto discutere e il percorso verso l’obiettivo sta procedendo lentamente». Ma nonostante la partenza lenta e le difficoltà dell’industria automobilistica europea, «la strada dell’auto elettrica è ormai tracciata a livello internazionale».

Il percorso e le tecnologie utilizzabili per decarbonizzare i trasporti, come stabilito a livello europeo, «vanno monitorate valutando anche le possibili soluzioni tecnologiche diverse dall’elettrificazione, verificando tutte le soluzioni in grado di garantire che i veicoli possano funzionare con carburanti senza emissioni di carbonio, tenendo ben presente che, se fossero vendute, dopo il 2035, nuove autovetture con motori a combustione in grado di funzionare anche con carburanti fossili, sarebbe impossibile raggiungere l’obiettivo, vincolante, della decarbonizzazione al 2050».

Resistere e cercare di ritardare il cambiamento a livello nazionale o europeo, si legge nel testo, «servirebbe solo a perdere di competitività, in particolare a fronte del forte impegno cinese e americano». Dimensione, profondità e velocità delle nuove filiere produttive da attivare e della riconversione di quelle esistenti, «richiedono impegno e investimenti, politiche industriali europee integrate ed anche significative misure di sostegno pubblico».

Avanti con l’economia circolare

Il nuovo Regolamento su imballaggi e rifiuti di imballaggi, ormai giunto a un testo finale concordato dalle istituzioni comunitarie, sottolinea il Consiglio, «grazie anche ad alcune modifiche introdotte, potrebbe consentire al settore di fare un ulteriore passo avanti, senza compromettere i positivi risultati già raggiunti». Gli occhi sono puntati anche sulla nuova proposta, annunciata dalla Presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen, di una nuova legge sull’economia circolare, che contribuirà a creare una domanda di mercato per materiali secondari. Il tema, specie per alcuni materiali, degli sbocchi di mercato e della redditività della attività di riciclo, sottolinea il Consiglio nazionale della Green Economy, è di crescente importanza e richiede non solo attenzione, ma misure di sostegno.

Tra le proposte comprese nel capitolo sull’economia circolare c’è anche l’invito alle nuove istituzioni Ue a portare a termine alcune normative avviate nella scorsa legislatura: sui materiali da costruzione, sui veicoli e i veicoli fuori uso, la modifica della Direttiva quadro sui rifiuti per contrastare in modo più efficace lo spreco alimentare, per incrementare la circolarità nella gestione dei rifiuti tessili e per migliorare la disciplina riguardante i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. «Molto importante», secondo il Consiglio, sarebbe anche una nuova Direttiva per aumentare la circolarità nella gestione delle acque, con attenzione alla presenza dei Pfas, in particolare per incrementare il riutilizzo delle acque reflue trattate.

Occorre inoltre chiarire e semplificare le normative relative ai sottoprodotti e all’end of waste che una volta stabiliti devono valere per l’intero territorio europeo. Nella nuova strategia per la bioeconomia basata sulle biomasse prevista nel corso della legislatura, «si dovrà promuovere lo sviluppo della bioeconomia basata su una valorizzazione integrata di biomasse sostenibili, residui agricoli e industriali e con la valorizzazione dei rifiuti organici, per la produzione di sostanze chimiche, materiali, fertilizzanti rinnovabili, prodotti biodegradabili e compostabili, biocombustibili e biocarburanti».

Ripristino del capitale naturale

Nella nuova legislatura, sottolinea il Consiglio, sarebbe importante riprendere e portare a termine la proposta di direttiva per il suolo e la proposta di regolamento per le foreste. Le pratiche agricole e forestali che assorbono e stoccano carbonio andrebbero riconosciute e incentivate anche attraverso incentivi pubblici. «Anche a tal fine - si legge nel testo - sosteniamo l’applicazione del Regolamento che istituisce un quadro di certificazione dell’Unione per gli assorbimenti di carbonio».

Il Consiglio promuoviamo inoltre l’obiettivo europeo di sostenere un aumento della produzione biologica almeno al 25%della superficie agricola, avendo cura di considerare il mercato di riferimento e la situazione della produzione degli Stati membri.

«Visto il peso che hanno sulla salute e la biodiversità - afferma il Consiglio - sarebbe bene riprendere, dopo un adeguato confronto e approfondimento, gli obiettivi e i principi di Farm to Fork che sono parte integrante della discussione portata avanti nel dialogo strategico sul futuro dell’agricoltura, il nuovo forum incaricato di definire una visione condivisa per il futuro del sistema agricolo e alimentare della Ue, avviato a seguito delle forti proteste degli agricoltori. In generale le politiche green del settore primario dovranno essere realizzate con il coinvolgimento attivo del mondo delle imprese».

Maggiore coinvolgimento delle imprese

Nella nuova legislatura per coinvolgere maggiormente le imprese europee nel Green Deal, von der Leyen ha proposto un Clean Industrial Deal sostenuto con una normativa europea per l’acceleratore della decarbonizzazione industriale per sostenere le industrie e le aziende durante la transizione. Le piccole e medie imprese che adottano misure di elevata qualità ecologica, di maggiore circolarità e di decarbonizzazione nelle politiche di Green Deal - chiede il Consiglio nazionale della Green Economy - vanno supportate con adeguati strumenti finanziari.

Mobilitare maggiori risorse europee

Nella transizione ecologica la Ue, fa notare il Consiglio della Green Economy, non si è data certo obiettivi meno ambiziosi di Usa e Cina, né ha messo in campo misure normative e strumenti di regolazione meno incisivi, «ma rischia di mettere in campo una minore quantità di risorse finanziarie, pubbliche e private». Il testo approvato dal Consiglio nazionale della Green Economy richiama il rapporto Draghi sulla competitività europea: per realizzare la transizione ecologica e digitale e per la sicurezza - ha detto l’ex presidente della Bce ed ex premier italiano - l’Europa avrà bisogno di investimenti quantificabili in almeno 750/800 miliardi di euro l’anno. Per centrare l’obiettivo, sottolinea il rapporto, non basteranno gli investimenti stanziati dai singoli stati nazionali, né le ordinarie attuali risorse del bilancio dell’Unione Europea. Ci sarà bisogno di una mobilitazione sia di maggiori investimenti privati anche basati sul partenariato pubblico-privato, sia di mettere in campo nuovi strumenti di debito comune europeo.

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