Il secondo round di negoziati tra Usa e Iran è fallito prima ancora di iniziare
dal nostro corrispondente Marco Masciaga
di Luca Tremolada
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Ve li ricordate i Game & Watch? Conosciuti anche come scacciapensieri per molti di noi sono il primo vero ricordo di console portatile. Tecnologia a cristalli liquidi, tastini di gomma ai lati, dotati di modalità “orologio” per diventare sveglie da comodino. Dietro c'era Nintendo. Siamo quasi dieci anni prima del Game Boy e allora, nel 1980, hanno rappresentato la prima vera idea di videogioco mobile. Il look era quello della calcolatrice, funzionavano a batteria e divennero un fenomeno globale. Le vendite superarono i 40 milioni di unità (un quarto solo in Giappone) un successo clamoroso se contiamo che Nintendo Switch, per certi versi la pronipote, ha raggiunto quota 125 milioni diventando la terza console più venduta della storia dopo Playstation 2 e Nintendo Ds che è a tutti gli effetti la macchina da gioco portatile più maggiore successo di sempre.
I Game & Watch di ieri sono diventati oggi una industria. E domani si confronteranno - sempre a distanza - con prodotti concettualmente affini ma diversi come Project Q di Playstation. Quella in arrivo a fine d’anno più che una console portatile autonoma appare di fatto un secondo schermo che sostituisce la Tv.
Questo per dire che il mobile gaming è un ecosistema più articolato del previsto. In primis perché ha resistito all’urto degli smartphone. Nel 2007 con l’invenzione dell'iPhone e dell'app economy i telefonini si sono candidati a diventare la parta di accesso al gaming mobile che è di gran lunga la voce economicamente più consistente di tutto il mercato del videogioco. Vuole dire 93 miliardi di dollari all'anno su un totale di 180, più della metà.
Se restringiamo il campo all’Italia grazie ai dati dell'ultimo rapporto di Iidea (Italian Interactive & Digital Entertainment Association) scopriamo che i giocatori da smartphone (e tablet) passano sugli schermi videoludici 5,2 ore contro le poco meno di due su console portatili. Pù del doppio del tempo. Detta in altri termini - volendo abbozzare un po' di sociologia del videogioco - la stragrande maggioranza delle persone non-videogiocatori entra in contatto con il gaming via smartphone. Il telefonino è la porta di ingresso principale. Anche se non è un hardware progettato per giocare. È scomodo, scivola e non ha tasti e leve analogiche.
Negli ultimi dieci anni sono comparsi accessori per rendere un telefonino simile a una console portatile. Che è un po’ come travestire male uno smartphone da console. Sono nati anche smartphone supercarrozzati e superpotenti come i Rog Phone di Asus per supportare con grafica e calcolo i giochi più esigenti. E solo ultimamente hanno fatto ingresso sul mercato console portatili più verticali di nuova generazione.