Pechino sblocca il tech: dopo Tencent via libera al rilancio della “Uber cinese”
Didi Global potrà registrare nuovi utenti dopo uno stop di oltre 1 anno. La società ha garantito alla Cina maggior sicurezza per la tutela dei dati sensibili
di Rita Fatiguso
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I punti chiave
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Si sblocca anche il dossier Didi Global, il gigante cinese del trasporto urbano incappato nella trappola della gestione dei flussi di dati sensibili tanto cari al Governo di Pechino.
L’antefatto
Il casus belli era scoppiato nel 2021 proprio con il debutto da oltre 4 miliardi di dollari Usa sui listini di Wall Street. Un grande successo, tutti i grandi della finanza americana, Blackrock in testa, avevano puntato sull’azienda cinese, una sorta di risposta locale alla formula Uber (che, nel frattempo, era stata espulsa dalla Cina, la filiale cinese liquidata).
Peccato. Perchè per le autorità di Pechino Didi global aveva violato i codici della sicurezza nazionale, così le fu inflitta una maxi-multa da 1,2 miliardi dollari nonchè il blocco di tutte le sue App.
Il titolo crollò in borsa, Didi si mise al riparo della borsa di Hong Kong, ma nel frattempo collaborava sottotraccia con le autorità per adempiere alla normativa che, intanto, si era fatta sempre più articolata: non solo la legge sulla sicurezza dei flussi di dati in uscita e sulla cybersecurity, a queste due normative si è aggiunta quella sulla privacy dei dati personali, per la Cina un vero e proprio debutto.
La svolta
Lunedì, con un messaggio pubblicato sul sito Weibo di Didi global, ecco la buona notizia. Pechino ha aperto alla registrazione di nuovi utenti, dopo un divieto durato oltre un anno che ne ha frenato la crescita. Il pericolo della dispersione dei dati sembra essere svanito, addirittura il caso Didi Global aveva rappresentato una sorta di precedente anche per le future quotazioni all’estero, tanto importante era la protezione dei dati personali.


