Pensioni, pace contributiva estesa a 10 anni con 120 rate
di Davide Colombo e Marco Rogari
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Si allunga da cinque a dieci anni la rateizzazione collegata alla cosiddetta “pace contributiva”. Uno dei ritocchi al decretone che il Governo sta mettendo a punto prevede l’estensione da 60 a 120 rate mensili, per un importo minimo di 30 euro, del meccanismo per consentire ai lavoratori in attività dal 1° gennaio 1996 di riscattare in tutto, o in parte, i periodi non coperti da contribuzione. Una possibilità che, con un secondo correttivo, ai lavoratori stagionali verrebbe garantita anche per le “annualità” fino a tutto il 31 dicembre 1995, quindi antecedenti il 1996. Con tutta probabilità i due emendamenti saranno presentati in commissione Lavoro al Senato (o, al più tardi, nel passaggio del Dl alla Camera) insieme con un’altra modifica.
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Quella che consente alla lavoratrici madri con un figlio disabile di accedere alla pensione con tre anni di contribuzione in meno, 35 anziché 38, facendo così scendere da 100 a 97 la “quota” fissata dal decreto per le nuove uscite anticipate nel triennio di sperimentazione.
A saltare, almeno per il momento, è invece l’emendamento M5S sul taglio alle pensioni dei sindacalisti. Il testo depositato in Commissione prevedeva di rivedere il conteggio dei contributi figurativi negli anni di aspettativa per attività sindacale e il progressivo ricalcolo contributivo dell’assegno per chi già percepisce un trattamento pensionistico secondo il vecchio sistema retributivo. Ma su questo ritocco è subito arrivato lo stop della commissione Bilancio di Palazzo Madama, chiamata a valutare i profili finanziari delle proposte di modifiche. Il sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi, ha detto che l’emendamento «verrà riformulato e ripresentato» in aula al Senato o alla Camera .
La scrematura sulle “coperture” non si è ancora conclusa: in sospeso restano una sessantina di emendamenti, a cominciare da quelli sul rafforzamento del reddito di cittadinanza per le famiglie con disabili e dall’ampliamento della scala di equivalenza per non sfavorire i nuclei più numerosi. E anche per questo motivo l’opposizione, Pd in testa, sabato 16 febbraio ha dato battaglia in commissione Lavoro dove la maggioranza puntava ad avviare comunque le votazioni. Dopo due ore di stand by i lavori si sono subito conclusi. Una seduta lampo con la commissione riconvocata oggi 18 febbraio alle ore 18 per consentire alla Bilancio di completare la valutazione finanziaria dei correttivi accantonati. Una lenta andatura, insomma, che sicuramente ritarderà l’approdo in Aula del Dl, al momento fissato per il 19 febbraio, e che potrebbe prefigurare un esame del testo “circoscritto” agli emendamenti concordati dalla maggioranza e a qualche modifica dell’opposizione.



