Pensioni: per sostituire Quota 100 si riparte da Ape sociale
In vista del tavolo Governo-sindacati sulla manovra, la maggioranza guarda all’Anticipo rafforzato e a Opzione donna in forma strutturale
di Marco Rogari
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Non piace troppo ai sindacati e non convince del tutto la Lega e una parte della maggioranza. Ma il distacco mostrato dal ministero dell'Economia alle costose ipotesi di pensionamenti anticipati con 41 anni di contributi a prescindere dall'età o con una soglia anagrafica minima di 62 o 63 anni la rendono, almeno per ora, l’unica strada realmente percorribile per il dopo Quota 100: una proroga dell’Ape sociale con un bacino più ampio di lavoratori impegnati in attività gravose, accompagnata, se possibile, da una configurazione “strutturale” di Opzione donna e da contratti d’espansione ulteriormente rafforzati.
A essere convinto che la via da seguire per dare alla previdenza il nuovo assetto dal 1° gennaio 2022 sia quella degli strumenti previdenziali già disponibili in versione potenziata è il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico.
Ma anche nella maggioranza, Carroccio compreso, la proroga dell’Anticipo pensionistico che scade a fine anno viene ormai considerata quasi scontata.
E, con tutta probabilità, è proprio da questa misura che ripartirà a settembre il difficile confronto sulla previdenza tra Governo e sindacati in vista delle misure dal inserire nella manovra economica autunnale. Anche se non sarà semplice definire il nuovo perimetro.
Under 63 in situazioni difficili
Attualmente l'Ape sociale in formato prestito ponte, che è stata prolungata a tutto il 2021 dall'ultima legge di Bilancio, è utilizzata dai lavoratori con almeno 63 anni d’età in particolare situazione di difficoltà, come i disoccupati di lungo corso o chi assiste portatori di handicap, a quelli che rientrano in preciso elenco di attività considerate usuranti: dagli operai dell'industria estrattiva e dai conduttori di gru e di convogli ferroviari agli agricoltori e ai facchini.

