«Per agganciare la ripresa serve il cambio di passo dei manager»
Il presidente di Fondazione Cuoa: scuola e impresa devono riprendere
a progettare insieme i percorsi e le competenze acquisite. Ridare dignità alle esperienza di alternanza
di Valeria Zanetti
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La transizione digitale può aiutare le imprese ad agganciare la ripresa, anche dopo la crisi determinata dalla pandemia. Un ruolo decisivo in questa partita lo gioca l’approccio manageriale come dimostra una ricerca, condotta da Cuoa Business School di Vicenza e dipartimento di Economia aziendale dell’Università di Verona tra il 2019 ed il 2020. Il Cuoa, centro universitario di organizzazione aziendale di Altavilla Vicentina, è tra le più importanti business school italiane, con all’attivo 60 anni di attività formativa rivolta a imprenditori, manager, professionisti e giovani neolaureati. Ha quindi una responsabilità diretta nello stimolare al cambiamento che può contribuire a risollevare l’economia. A sostenerlo è Federico Visentin, classe 63, laurea in Economia aziendale alla Bocconi, presidente ed amministratore delegato dell’impresa di famiglia, Mevis Spa di Rosà, dal 2013 vicepresidente nazionale di Federmeccanica con delega all’Education e dal 2016, presidente di Fondazione Cuoa.
Presidente, cosa è emerso dalla ricerca?
Il piano Industria 4.0 non può limitarsi ad intervenire sui processi produttivi. I nostri imprenditori ne hanno compreso subito il potenziale in termini di competitività: non potendo comprimere il costo del lavoro, hanno accelerato sulla trasformazione dei processi, che implementa la produttività. Ma una parte importante del piano riguarda gli investimenti in formazione. Non basta assumere tecnici in logistica, nell’analisi dei big data, informatici o ingegneri esperti nelle nuove tecnologie. Serve un cambio di passo anche nei manager.
Ci sono già realtà che hanno impostato la transizione partendo dall’alto?
Ci sono, ma non sono molte. L’indagine ha riguardato un campione di 242 imprese di tutti i comparti - dalla meccanica all’alimentare all’agricoltura - e di tutte le dimensioni. È emerso che il 5% delle best performer in termini di maturità digitale presenta risultati di mercato superiori del 26% e un livello di innovazione superiore del 21% rispetto al restante 95% del campione. Questo perché, governata dall’alto, la transizione digitale è stata resa stabile ed è diventata strutturale.
La pandemia ha reso più urgente intraprendere il cammino verso il 4.0?
Questa necessità è diventata più impellente. Il ruolo di Cuoa quindi ora più che mai è di formare imprenditori e manager all’altezza della sfida. Il nostro intervento è sempre più richiesto, così come quello di altre business school italiane. Se la nostra mission finora è stata di offrire alta formazione soprattutto nel Triveneto in sinergia con gli atenei del territorio, nel 2020 abbiamo sottoscritto quattro convenzioni con il Politecnico di Torino, la Sapienza di Roma, le università di Bari e Palermo, per percorsi tarati sulla domanda locale, fruendo delle competenze specifiche maturate dai rispettivi dipartimenti.
Il Cuoa sta sostenendo in questo periodo difficile la formazione dei giovani?
Il Centro universitario ha 100 soci sostenitori, che versano 5mila euro l’anno. Gran parte di questo importo è stato destinato, nel 2019 ma ancor più nel 2020 a supporto dell’iscrizione di laureati meritevoli, che hanno fruito di borse di studio. L’iniziativa è stata seguita anche dalla Camera di Commercio di Vicenza, che ha stanziato 150mila euro.

