«Per Diasorin le valutazioni sono attraenti»
«A sconto anche Amplifon. Visibilità sugli utili futuri per entrambe le società»
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I punti chiave
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Il listino di Milano rimane attraente, alcune aziende quotano a sconto è permane un forte gap in termine di valutazione tra pmi e big cap . Questi sono soltanto alcuni spunti della visione di Fausto Artoni, fondatore di Impact Sim e storico gestore di Piazza Affari.
Oggi il mercato italiano può essere definito interessante?
Sì, anche in uno scenario globale complesso: l’insediamento del nuovo Presidente degli Stati Uniti, un andamento dei tassi di interesse divaricato tra Europa e Usa con le relative conseguenze di tipo macroeconomico, le incertezze sull’economia cinese e la presenza di diversi tragici focolai di guerra. Con le attuali previsioni il rapporto prezzo/utili del mercato è circa 10, a sconto del 20% rispetto alle medie storiche, e il livello medio di dividendi attesi è di circa il 5%. Inoltre, all’interno dell’Europa, il nostro Paese è percepito come politicamente stabile a differenza di altri importanti Paesi alle prese con difficili situazioni interne. Vale la pena ricordare che il rapporto prezzo/utili dell’indice EuroStoxx 600 è pari al 13,4% con un premio di oltre il 30% sul mercato italiano che appare ingiustificato.
E cosa si attende per i prossimi mesi?
È probabile che nei primi mesi dell’anno ci sia ancora un andamento positivo degli utili per il settore finanziario (banche, asset manager e assicurazioni) che beneficia anche del processo di M&A in corso. Ci aspettiamo una relativa stabilità nel settore delle utilities, mentre potremmo vedere una ripresa degli utili nel secondo semestre per i settori più correlati al ciclo economico (industriali, auto, semiconduttori, lusso).
Ha individuato driver particolari da monitorare?
I fattori potenzialmente positivi riguardano le ipotesi della fine dei conflitti in Ucraina e Medio-Oriente. Inoltre, dal punto di vista macroeconomico, la ripresa cinese potrebbe guadagnare “momentum” come pure quella statunitense. Tutti questi fattori agevolano il recupero dei settori più ciclici. L’Europa rimane in una situazione politica debole ma con possibili sviluppi positivi che potranno garantire una visione di maggiore unità e con la Bce che continua una politica monetaria supportiva.
Sul mercato italiano c’è uno storico gap tra big cap e pmi. Quali sono i limiti e le potenzialità di questi due segmenti distinti del mercato?
Il divario di performance è impressionante. Negli ultimi 2 anni l’indice Ftse Mib è cresciuto del 44%, mentre l’indice Star ha perso circa il 2% e quello delle medie capitalizzazioni è salito del 21%. I motivi sono diversi. In primo luogo, un fattore premiante nei mercati equity è la liquidità. In secondo luogo, abbiamo assistito a una normalizzazione delle più elevate valutazioni applicate a società medio-piccole con buona crescita. È importante segnalare anche che le principali società dell’indice principale hanno valutazioni molto basse rispetto alle medie storiche (molto frequenti livelli di P/e inferiori a 10) e dividendi eccellenti, che con i buy-back hanno portato a ritorni anche a doppia cifra di assoluto interesse per gli azionisti.

