Per un «ecosistema di conoscenze» condiviso tra Africa ed Europa
Il successo del riavvicinamento tra i due continenti passa dalla creazione di spazi di dialogo oltre ai canali diplomatici o economici tradizionali
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Poco meno di un anno fa, nel febbraio 2024, si è tenuta alla Luiss School of Government una conferenza sul futuro delle relazioni fra l’Europa e l’Africa, dal format atipico: una “terapia di coppia” in cui i due moderatori, in qualità di terapeuti, provavano a ricucire il rapporto fra Africa ed Europa, impersonificate da un accademico africano e una ricercatrice europea. Un rapporto da tempo sotto stress, indebolito dalle ripercussioni della pandemia di Covid-19, dal disallineamento sulla guerra in Ucraina, dalle implicazioni dei colpi di Stato militari nel Sahel e, non ultima, dalla nuova corsa all’Africa, ovvero il rinnovato interesse geopolitico da parte delle potenze globali.
Come in molte terapie, l’accesa discussione verteva su una domanda centrale: cosa occorre fare per rilanciare le relazioni inter-continentali? Lato europeo, le risposte politiche a questa domanda possono essere facilmente trovate in iniziative quali il Global gateway dell’Ue, il Piano Mattei, o nei nuovi approcci strategici verso l’Africa dell’Ue e dei suoi Stati membri.
L’assenza di una logica di condivisione
In un mondo caratterizzato da poli-crisi, rapide evoluzioni geopolitiche e progressi tecnologici senza precedenti, tali iniziative rispondono a una logica di connessione, in particolare promuovendo investimenti in infrastrutture, quali sostegno alla trasformazione digitale o alla connettività (il Global gateway), o cercando di rafforzare il legame fra i Paesi africani e quelli europei affiancando alla cooperazione allo sviluppo il coinvolgimento del mondo imprenditoriale (il Piano Mattei).
Manca però una logica di condivisione. Negli ultimi anni europei ed africani hanno condiviso molto poco. In Europa si fatica a capire le esigenze degli Stati africani ed il loro approccio pragmatico, vuoi transazionale nelle decisioni riguardanti la politica estera. Lo si è notato a cominciare dalle risoluzioni delle Nazioni Unite di condanna all’invasione russa dell’Ucraina nel marzo 2022, in cui molti Stati africani si sono astenuti. Uno scollamento che va oltre il Palazzo di Vetro.
L’allargamento dei Brics a Egitto ed Etiopia, deciso al Summit ospitato dal Sud Africa a Johannesburg nell’agosto 2023, non costituisce solo un’opportunità storica per questi Stati africani di plasmare il mondo multipolare (i Brics hanno superato il G7 in termini di contributo al Pil globale), ma manda anche un messaggio chiaro ad altri consessi internazionali che hanno sistematicamente messo da parte le richieste africane di riformare la governance mondiale.

