Bilancio 2024

Per Farsettiarte un anno di ripresa

Le aste confermano una solida stabilità del settore e un crescente interesse del pubblico internazionale per l’arte italiana. Sull’Iva si attende un intervento

di Silvia Anna Barrilà e Marilena Pirrelli

«L’écuyère à Saint-Paul», 1975 ca., di Marc Chagall top lot da Farsettiarte

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Per Farsettiarte il 2024 si è concluso in maniera positiva con un’alta percentuale di venduto (70% per lotto e 115% per valore) e una vivace partecipazione da parte di collezionisti italiani e internazionali, soprattutto da Stati Uniti, Regno Unito e Cina, nuovi e fidelizzati. «I risultati ottenuti hanno confermato con 16,6 milioni di fatturato (+2,5%) una solida stabilità - spiega Sonia Farsetti, titolare con la famiglia di Farsettiarte, - frutto di diversi fattori, tra cui una costante domanda verso l’arte italiana. La casa d’aste si conferma, quindi, come punto di riferimento nel panorama delle case d’asta italiane, in particolare per l’Arte moderna e contemporanea (settore a più alto aggiudicato per 5 milioni di euro), grazie a oltre 60 anni di esperienza e all’alta qualità degli artisti trattati e delle opere proposte in asta. Se, da un lato, i primi anni post pandemia hanno visto una rapida espansione del mercato a livello europeo e globale, dall’altro, dalla seconda metà del 2023 si è registrato un lieve rallentamento» prosegue Farsetti e in questa intervista ad Arteconomy.

Quanto i difficili equilibri mondiali influiscono sul settore dell’arte?
Le incertezze politiche ed economiche hanno contribuito a mantenere l’arte come un “bene rifugio”, con una continua attenzione verso artisti storicizzati e affermati. Il 2024 può essere considerato come un anno di ripresa in cui le aste hanno comunque confermato una solida stabilità del settore. Un aspetto importante da sottolineare è l’aumento delle vendite online (10 su 16), che ha permesso di ampliare il nostro calendario e diversificare ulteriormente le proposte. Tuttavia, le aste tradizionali in presenza, arricchite dai cataloghi cartacei, restano un punto fermo, molto apprezzato dai nostri collezionisti. Inoltre, nonostante le norme italiane sulla circolazione delle opere d’arte non favoriscano il collezionismo straniero, si nota un crescente interesse del pubblico internazionale per l’arte italiana. Indubbiamente lo sviluppo di internet ha amplificato la visibilità delle opere proposte, facendo diventare secondario il luogo dove effettivamente l’asta si svolge. Questo facilita l’affidamento anche a case d’asta italiane di opere di artisti internazionali come è avvenuto nel nostro caso con l’opera di Chagall da noi venduta nell’asta di fine novembre.

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Sonia Farsetti, titolare con la famiglia di Farsettiarte

Quali settori e quali artisti sono in crescita e quali in calo?
L’Arte Moderna e Contemporanea rimangono i settori principali, suscitando sempre un vivo interesse nei collezionisti che prediligono artisti consolidati. I maestri del Novecento, da sempre punta di diamante della nostra casa d’aste, hanno mantenuto le loro solide posizioni nel mercato rispettando e talvolta superando le forbici di valutazione. In particolare nell’asta del 30 novembre hanno riportato ottimi risultati «L’écuyère à Saint-Paul», 1975 ca., di Marc Chagall, (olio su isorel, cm 52,5 x 68) che dalla stima tra 700-900mila € è stato aggiudicato a 899.950 € (diritti compresi), «I tulipani», 1916, di Gino Severini, (olio su tela, cm 61 x 50) dalla stima 350-500mila battuto a 442.050 € (diritti compresi), «Figura e paesaggio urbano», 1922 ca., di Mario Sironi, (tempera su carta applicata su tela, cm 68 x 56,9) dalla stima tra 80-130mila è stato aggiudicato a 156.250 € (diritti compresi), «Angolo rustico (Paesaggio)», 1927, di Carlo Carrà, (olio su tela, cm 70,5 x 91,2) dalla stima tra 60-90mila è passato di mano per 107.050 € (diritti compresi), e «Colline in Bretagna», di Gino Rossi (olio su cartone, cm 24,5 x 34,5) stimato 35-55mila aggiudicato a 75.800 € (diritti compresi). Per l’arte contemporanea buoni risultati anche per Giulio Turcato con «Comizio», 1948, (olio su tela, cm 70 x 40), stimata 30-40mila e aggiudicato a 93.370 € (diritti compresi); Valerio Adami con «Le stanze a cannocchiale», 1965, (acrilico su tela, cm 106 x 135) dalla stima tra 28-38mila aggiudicata a 55.720 € (diritti compresi) e Carla Accardi con «Biancocarminio», 1995, (vinilico su tela grezza, cm 50 x 40), stimata 20-30mila € aggiudicata a 53.210 € (diritti compresi). Regge anche il settore delle opere del XIX secolo, i cui lotti hanno raggiunto le giuste aggiudicazioni, ma solo le opere di particolare qualità o rarità possono superare le stime proposte, diversamente, anche per un deciso cambio di gusto, il settore manifesta delle criticità. Stesso discorso vale per arredi e dipinti antichi, con la distinzione per gli arredi che oggettivamente soffrono il mercato, invece, per quanto riguarda i dipinti, se di qualità, possiamo intravedere una ripresa. In particolare segnaliamo un interesse sempre crescente per artisti come Federico Zandomeneghi, Giovanni Boldini, Giuseppe De Nittis. Molto interesse hanno riscontrato anche le opere proposte di Renato Natali.

 

Anticipazioni sul prossimo anno: highlight? Previsioni?
Per il prossimo anno continueremo a ricercare l’eccellenza nelle nostre proposte e a presentare artisti storicizzati. I prossimi appuntamenti sono già stati calendarizzati: in primavera si terrà l’asta dedicata all’Arte della Tavola (dal 18 al 25 marzo), per poi proseguire con le nostre aste tradizionali, quelle di Arredi e dipinti antichi e Dipinti e sculture del XIX e XX secolo (11 e 12 aprile); fino ad arrivare alle aste di Arte Contemporanea e Arte Moderna (30 e 31 maggio). Per il prossimo anno non è facile fare delle previsioni, continueremo il nostro lavoro con determinazione per il raggiungimento di risultati sempre migliori.

La Francia e la Germania hanno introdotto l’Iva ridotta sugli scambi sull’arte dal 1° gennaio. L’Italia non ha ancora deciso cosa fare, il 2025 si apre quindi con uno squilibrio fiscale sull’Iva significativo per voi operatori d’asta. Che implicazioni avrà per la vostra offerta di lotti l’Iva italiana sugli scambi al 22% rispetto al 5,5% della Francia e al 7% della Germania? Che ripercussioni potrebbero esserci sui vostri clienti, sia venditori che acquirenti?
Se l’Italia non decidesse di allinearsi alle riduzioni Iva sugli scambi d’arte, già adottate da Francia, Germania, Belgio e altri paesi europei, l’attività delle case d’asta e quella delle gallerie d’arte moderna e contemporanea italiane sicuramente ne risentirebbe negativamente, specie per la perdita di competitività nei confronti delle omologhe realtà straniere. I compratori sarebbero indotti ad acquistare opere in paesi dove l’Iva è più bassa, facendo diminuire la domanda verso gli operatori italiani. Viceversa, l’allineamento alle riduzioni Iva, sia per quanto riguarda l’importazione sia sugli scambi, metterebbe in moto un meccanismo virtuoso che favorirebbe non solo la circolazione interna ma anche l’importazione di opere dall’estero. Inoltre, le difficoltà incontrate dagli operatori italiani potrebbero portare ad una delocalizzazione delle attività verso l’estero.

In merito alla circolazione internazionale, siete a conoscenza che dal 28 giugno 2025 sarà introdotto in Italia il Regolamento (UE) 2019/880 sull’introduzione e l’importazione di beni culturali che prevede che l’importatore dovrà attestare che i beni (diverse categorie elencate) sono stati legalmente esportati da paesi terzi? Come vi state attrezzando? 
Il regolamento europeo ha il “fine di salvaguardare il patrimonio culturale dell’umanità e di impedire il commercio illecito di beni culturali, in particolare qualora tale commercio illecito possa contribuire al finanziamento del terrorismo”. Il Regolamento (UE) 2019/880 è sostanzialmente volto a tutelare dalla spoliazione, specie di beni archeologici, paesi dove ci sono scenari di guerra. Questo non viene applicato qualora i beni culturali siano stati creati o scoperti nel territorio doganale della UE. Il regolamento prevede anche un limite temporale e una soglia di valore al di sotto dei quali i beni possono entrare liberamente nell’Unione Europea, di conseguenza benchè alcune procedure di importazione si possono notevolmente complicare, riteniamo che non debba avere un effetto impattante sulle vendite all’asta nel nostro paese, dove la maggior parte dei beni esitati sono di provenienza europea o comunque realizzati in epoche relativamente recenti.

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