L’intervento

Per innovare e competere bisogna ammodernare la macchina democratica

I processi vanno adeguati per stare al passo con un mondo che vede nella rapidità delle decisioni e nell’adattamento alle innovazioni due fattori strategici

di Francesco Buzzella, Presidente uscente di Confindustria Lombardia

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Oggi per me è il momento del passaggio delle consegne alla guida di Confindustria Lombardia, un’esperienza certamente arricchente della quale faccio sicuramente un bilancio positivo e ringrazio per l’occasione che mi è stata concessa.

Guidare l’industria di una regione come la Lombardia permette di dare voce e portare avanti temi importanti nell’interesse delle imprese che rappresentano ancora oggi il più forte fattore di stabilità per la nazione. Tanto è vero che le aree più isolate, culturalmente e socialmente più disagiate del Paese, sono quelle meno industrializzate.

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Due sono stati i principali fari accesi da Confindustria Lombardia durante il mandato: l’Europa e l’energia. A inizio mandato, alla riapertura delle attività del parlamento europeo, dopo il covid, ci siamo recati immediatamente a Bruxelles per cercare di trasmettere le difficoltà che le imprese stavano fronteggiando a fronte di un Green deal dove la sostenibilità ambientale stava prevaricando in modo distruttivo su quella sociale ed economica. I feedback ricevuti durante gli incontri di Bruxelles sono stati, però, tutt’altro che incoraggianti.

L’altro importante tema affrontato, obtorto collo, è stata la problematica del costo dell’energia, ancora di estrema attualità. Il prezzo dell’energia già a metà del 2021 (prima della guerra in Ucraina) aveva iniziato la sua galoppata che non è ancora terminata. Nonostante non si siano più registrati i picchi del 2022, il costo del gas è triplicato rispetto al periodo pre-covid. Sappiamo che l’energia è alla base di tutto. Lo è sicuramente per la manifattura e per la Lombardia che è la prima Regione manifatturiera europea.

Al mio insediamento, nel 2021, avevo indicato tra le principali criticità delle imprese il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, i giovani, la loro formazione, il loro orientamento visto che l’Italia, povera di risorse naturali ha nel capitale umano la sua risorsa più importante. Su questi temi abbiamo collaborato con le parti sociali anche attraverso OBR Fondimpresa e con l’assessore all’istruzione, formazione e lavoro di Regione Lombardia, Simona Tironi.

In un’ottica di crescita e sviluppo competitivo delle imprese lombarde in questi anni un ruolo importante ha avuto il lavoro svolto con Digital Innovation Hub di Confindustria Lombardia, oggi guidato da Stefano Poliani e in precedenza da Gianluigi Viscardi.

Nelle interlocuzioni con Regione Lombardia, principale interfaccia esterna di Confindustria Lombardia, ho conosciuto persone perbene e capaci che tengono in grande considerazione, in maniera vera e sincera, il mondo dell’impresa e degli imprenditori. Nel reciproco rispetto dei ruoli, questo facilita enormemente il compito di Confindustria Lombardia nelle relazioni ed interlocuzioni. Certo, noi siamo abituati, nelle nostre imprese, a prendere decisioni e passare quasi immediatamente alla fase di attuazione ed implementazione, un modus operandi diverso dalla politica, dove si moltiplicano le difficoltà di mettere a terra iniziative anche a causa della presenza di mille pesi e contrappesi (rapporti col governo centrale, rapporti con Bruxelles). Questo è diventato il limite della nostra macchina democratica, che andrebbe riammodernata e adeguata per stare al passo con un mondo che vede nella rapidità delle decisioni e nell’adattamento alle innovazioni due fattori competitivi strategici.

In questi quattro anni come Confindustria Lombardia abbiamo portato avanti battaglie comuni, a livello nazionale ed europeo, facendo sì l’interesse della Lombardia ma anche dell’Italia visto che la Lombardia rimane la locomotiva del nostro paese (480 miliardi di PIL e 166 di export) contribuendo con un residuo fiscale di quasi 60 miliardi al benessere della collettività italiana. Per metro di paragone, 2 regioni europee che rivendicano più autonomia, la Catalogna e la Baviera, contribuiscono rispettivamente con 8 miliardi al bilancio spagnolo e 2 miliardi a quello tedesco.

Approfitto di questo spazio de Il Sole 24 Ore – asset di fondamentale importanza per la promozione e la tutela del nostro sistema industriale, lontano dalle ideologie, in un contesto competitivo globale sempre più complesso – anche per ringraziare il Governatore Attilio Fontana per la collaborazione e la massima apertura su tutti i temi posti e condivisi in questi anni, e l’assessore allo sviluppo economico Guido Guidesi, col quale abbiamo condiviso innumerevoli attività e che oggi sta coraggiosamente cercando di fare network coordinando a livello europeo le regioni manifatturiere sia con la presidenza dell’Automotive Regions Alliance, con l’adesione alla piattaforma dell’European Semiconductor Regions Alliance, sia con la presidenza del gruppo delle regioni a maggiore vocazione chimica ECRN.

Ringrazio il vicesegretario generale di Regione Lombardia, Pier Attilio Superti, l’assessore Cattaneo sia precedentemente come assessore all’ambiente sia adesso come sottosegretario agli esteri, ringrazio l’attuale assessore all’ambiente Giorgio Maione, l’assessore. Tironi, l’assessore Terzi, tutti gli altri assessori e dirigenti delle diverse Direzioni regionali. Anche il confronto con le parti sociali, che ringrazio, è stato proficuo e sempre guidato dalla comune volontà di difendere la manifattura e l’industria.

A chi prenderà il testimone alla guida di Confindustria Lombardia auguro buon lavoro: sono sicuro che, con il contributo di tutti, ed il supporto del Presidente di Confindustria Emanuele Orsini, saprà interpretare al meglio i valori del nostro sistema e dare uno slancio ancor più forte alle attività e alla mission di Confindustria Lombardia, nonostante il momento economico sicuramente non facile.

L’invito alla politica lombarda è quello di conservare e non disperdere il ruolo di regione “faro” per l’economia italiana.

La manifattura deve restare centrale per la Lombardia e per l’Italia perché oltre ad essere fonte di sapere e conoscenza, rimane la fonte principale di benessere.

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