Cassazione

Per l’Imam istigazione all’odio razziale, la religione non giustifica l’avversione

Ebrei e cristiani definiti nemici nei sermoni. Si tratta però di un popolo, un’etnia: non passa la tesi delle divisioni religiose

 EPA/SAMIULLAH POPAL

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Le divisioni religiose non giustificano l’avversione verso ebrei e cristiani, manifestata dall’Imam nei suoi “sermoni”. Parole d’odio che costano alla guida spirituale dei musulmani una condanna per istigazione all’odio etnico e razziale. La Cassazione respinge con decisione la tesi della difesa secondo la quale l'Imam, classe '78 di origine marocchina, non propagandava nei suoi discorsi idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, le sue parole più “forti” erano, infatti, solo il risultato di una componente religiosa, e l’uso del termine nemico andava inteso come «nemico di Dio».

Le divisioni religiose

Una conclusione dalla quale aveva preso le distanze già la Corte d'appello, che aveva condannato per il reato (previsto dall’articolo 604-bis del Codice penale), basandosi sulle conversazioni intercettate nel carcere di Alessandria dove l’imputato, anche lui detenuto, svolgeva il ruolo di Imam. I suoi discorsi collettivi agli altri detenuti ma, soprattutto, il sermone del venerdì era idoneo a realizzare il presupposto tipico della «propaganda di idee», fondate sull’odio razziale ed etnico nei confronti di ebrei e cristiani, indicati come nemici.

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Per la Suprema corte, correttamente i giudici di secondo grado avevano evidenziato «come l’indicazione di avversione verso gli ebrei non ha fondamento religioso - si legge nella sentenza - posto che gli ebrei sono un popolo e una etnia. Analogo discorso vale per i cristiani».

La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso. E ricorda, visto che purtroppo è sempre necessario, «che lo sfondo religioso non giustifica in alcun modo le manifestazioni di odio che l’imputato rivolgeva a un popolo – il popolo ebraico – in modi del tutto inequivoci nei sermoni oggetto di registrazione. Augurare una “brutta morte” ai nemici ebrei, rievocare il loro sterminio, invocarne il “massacro” sono espressioni che integrano pienamente la fattispecie incriminatrice».


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