Il libro

Per una Pa più efficiente la cultura dell’integrità

Innumerevoli leggi di riforma si sono succedute nel tempo, da quella della cosiddetta privatizzazione del pubblico impiego, all’amministrazione cosiddetta di risultato. Tutte hanno cercato di migliorare l’organizzazione, dimenticando l’osservazione di D. Goleman, secondo cui i veri problemi in un Ufficio non sono quelli organizzativi ma relazionali

Il presidente Oice Giorgio Lupoi (a sinistra) e Alberto Tripi, delefato del presidente di Confindustri per l’intelligenza artificiale e presidente di Almaviva

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Perché la Spagna con il Recovery Fund sta ottenendo il 5% di aumento del Pil, mentre l’Italia è ancorata ad un asfittico 0,5? Le ingenti risorse ricevute non avrebbero dovuto creare un indotto tale da aumentare il benessere generale in tutto il Paese? I cittadini si chiedono quanti dei soldi ricevuti siano stati utilizzati al meglio, e quanti si siano persi nei rivoli della corruzione e degli sprechi. La domanda è sempre la stessa, strettamente connessa a quella del motivo dello scarso grado di efficienza della Pa.

Innumerevoli leggi di riforma si sono succedute nel tempo, da quella della cosiddetta privatizzazione del pubblico impiego, all’amministrazione cosiddetta di risultato. Tutte hanno cercato di migliorare l’organizzazione, dimenticando l’osservazione di D. Goleman, secondo cui i veri problemi in un Ufficio non sono quelli organizzativi ma relazionali.

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È giunto il momento di riconoscere coraggiosamente che la qualità dell’efficienza deriva in massima parte dai principi valoriali che muovano l’agire umano. Se trovo un medico di base competente, attento, che mi visita in modo puntuale e cortese, rispetto ad uno svogliato, burocrate, incompetente, la differenza - in termini di qualità della Pa - la fa la persona. Se mi incontro in un ufficio pubblico con impiegati maleducati, disattenti, demotivati, anche in questo caso la differenza la fa la persona, non solo del singolo impiegato ma, prima ancora, del dirigente. Come dice il detto popolare, il «pesce puzza dalla testa» ed è responsabilità del dirigente il benessere dell’ufficio, la motivazione dei dipendenti, mettere la persona giusta al posto giusto. Lobby, cordate, favoritismi, sono il pane quotidiano di chi lavora nelle p.a., atteggiamenti che demotivano i migliori, aprono spazi a comportamenti corrotti o corruttibili, fanno scappare i giovani eccellenti per altri e stranieri lidi, dove venga riconosciuto spazio professionale e adeguato compenso. Per questo la cultura dell’integrità (vedi eBook del Sole 24 Ore L’integrità del pubblico dipendente) costituisce il fondamento sul quale rinnovare lo stile di ogni singolo ufficio, e non un semplice make up, da aggiustare con qualche pennellata di corso di etica o piano anticorruzione.

Né la soluzione risiede nella introduzione massiccia dell’Ia. Se non governata saggiamente, o meglio, costituzionalmente orientata, inevitabilmente comporterà la riduzione di tutte quelle garanzie procedimentali maturate a favore di cittadini nei rapporti con la Ps , quali l’obbligo di motivazione, la partecipazione al procedimento e gli altri istituti previsti dalla l.241/1990.

La buona educazione, il rispetto dell’altro, specie di chi non ha le spalle coperte, la trasparenza, la valorizzazione delle competenze e della capacità di trovare soluzioni innovative, sono determinanti per alzare la soglia dell’efficienza della p.a., ma del tutto inutili se il contesto lavorativo è indirizzato a massimizzare posizioni di potere tramite favoritismi e privilegi. E di nuovo si torna alle qualità morali di chi dirige e di chi è diretto.

L’invidia, la prepotenza, il rancore, il desiderio di potere, albergano inevitabilmente nel cuore umano, così come la spinta al miglioramento continuo, alla generosità e all’altruismo, fattori, questi ultimi, determinanti per chi lavora al servizio dell’interesse pubblico.

La vera sfida dell’efficienza della Pa, quindi, sta nel creare ambienti di lavoro caratterizzati dalla condivisione non solo ideale, ma dalla concreta messa in pratica della cultura dell’integrità. Con conseguente liberazione di energie creative che, pur nel rispetto del principio di legalità, sappiano trovare soluzioni innovative, rapide ed efficienti per migliorare la vita dei cittadini. E dove chi non si adegua a questi parametri rimane isolato. E non viceversa.

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