Per Rio Tinto e Glencore ipotesi di fusione da 158 miliardi di dollari
Indiscrezioni di stampa accendono la speculazione su un possibile mega deal, con cui Rio si “consolerebbe” della fallita scalata ad Anglo American
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Rio Tinto e Glencore starebbero esplorando l’ipotesi di una fusione, che darebbe vita a un gigante minerario senza rivali, con una capitalizzazione di almeno 158 miliardi di dollari, ben superiore a quella di Bhp, che oggi vale circa 126 miliardi.
Non c’è alcuna certezza che l’operazione possa davvero andare in porto. Le due società non hanno confermato le indiscrezioni diffuse nella serata di giovedì 16 da Bloomberg, secondo cui le trattative sarebbero comunque in fase iniziale.
Il mercato sembra in ogni caso dare credito alla possibilità di un’aggregazione, o meglio di un’acquisizione da parte di Rio, stando alla reazione degli Adr (American Depositary Receipts): quelli del gruppo angloaustraliano si sono indeboliti, mentre viceversa quelli della multinazionale svizzera si sono apprezzati.
Non è la prima volta che si prospetta la possibilità di una fusione tra Rio e Glencore: nel 2014 quest’ultima aveva sperato senza successo in un merger, quando al timone c’era l’ormai ex ceo Ivan Glasenberg (tuttora azionista con una quota di quasi il 10%), ma l’operazione non era andata a buon fine.
Ora la situazione è cambiata. E Glencore potrebbe essere un eccellente ripiego per Rio Tinto, che nei mesi scorsi si è ritirata dalla scalata ostile da 49 miliardi di dollari per conquistare Anglo American. Al centro del deal fallito c’era il rame, metallo con grandi prospettive di consumo legate alla transizione energetica e alla necessità di rafforzare le reti elettriche.


