Le sfilate di Parigi/2

Per Tom Ford un ritorno algido e seducente firmato Ackermann

Klausner al debutto da Dries Van Noten mescola lo stile del fondatore con una personale sartorialità. Le riduzioni di Courreges, The Row e Balmain, l’ironia efficace di Stella McCartney

Tom Ford AI 2025-2026 (Photo by Kristy Sparow/Getty Images for TOM FORD)

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La relazione e reciproca influenza tra gesto e abito è uno dei temi principali di questa stagione. A Parigi, il secondo giorno di sfilate è largamente incentrato su pose e maniere.

Tom Ford, la collezione per l’AI 25-26

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Le bellezze superumane immaginate da Haider Ackermann per Tom Ford sono una visione di autocontrollo carica dell’erotismo che solo emana dall’apparente freddezza, e che è così seducente. Issate su tacchi alti e sottili, i capelli tirati indietro con perfezione aerodinamica, calcano la passerella lentamente ma decise, le braccia sui fianchi o incrociate sul petto, solenni come vestali e pericolose come leather queen. L’impressione è potente, e tracima nei look da uomo, se possibile più freddi e perigliosi con un brivido da American Psycho.

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Nonostante la meticolosa precisione, è una prova che emoziona. Haider Ackermann è l’uomo giusto al posto giusto, e il signor Ford, presente tra gli ospiti, sembra concordare quando lo abbraccia a fine sfilata. «Spero di avervi sedotti», dice Ackermann, accolto con una standing ovation. Missione compiuta. La sessualità compiaciuta di Tom Ford diventa sensualità, e il nuovo corso inizia sotto i migliori auspici.

Dries Van Noten, la collezione per l’AI 25-26

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Un’orchestra in prova come banda sonora, le modelle con una sciarpa legata in testa come quando ci si trucca e una sala laterale e scarsamente illuminata all’Opera: per il debutto come direttore creativo di Dries Van Noten, Julian Klausner opta in modo piuttosto simbolico per la spontaneità del work in progress. «Sapevo che avrei sfilato qui fin dall’inizio, quindi ho costruito la collezione attorno allo spazio e all’atmosfera che esso trasmette», dice. Sostituire un autore amato come Van Noten non è un compito facile, e Klausner affronta il problema in modo sensibile, rispettoso e personale, mescolando il flou, le stampe e il senso di multiculturalismo tipici di Van Noten con un tocco sartoriale tutto suo, espresso dal tailoring deciso con dettagli di lacci. Il risultato è familiare e perfettamente coerente con la storia del marchio, che viene però osservato da un preciso e differente punto di vista, sicché il nuovo Dries Van Noten ha un tocco forse più pesante rispetto al passato, ma anche una consistenza grafica ed eterea che affascina. È un buon inizio, insomma, che rende ufficialmente inutili i futuri paragoni perché si è aperta una nuova era.

Courreges AI 2025/2026 (Photo by Thomas SAMSON / AFP)

Da Courreges, Nicolas Di Felice riduce crudamente, quasi a riportare il vestito allo stato iniziale di pezzo di stoffa avvolto attorno al corpo. Considerato il suo interesse per la sessualità, però, sarebbe forse meglio parlare di sciarpe, tanto quelle stoffe sono strette. La collezione è composta per metà da abitini fatti di fasce che si attorcigliano sul busto e poi penzolano come strascichi troncati, e per metà di outerwear protettivo e ampio, ma ugualmente liquefatto. Di sicuro è una formula, già testata in collezioni precedenti, ma convincente: Di Felice interpreta il futurismo di Courreges in una chiave di dinamismo sessualizzato, giocando con il vestire e lo svestirsi.

Da The Row le modelle camminano a piedi nudi sul pavimento di moquette del sontuoso hotel particulier che è anche quartier generale del marchio; portano collant spessi e poco altro, come se fossero uscite di corsa non completamente vestite, con i capelli pettinati in avanti a coprire gli occhi, e un paio di calze aggiuntive sulle spalle a mo’ di sciarpa improvvisata. Dopo stagioni di volumi alla Yohji e ricche stratificazioni, le gemelle Olsen tornano a ridurre, trovando nuovo equilibrio nella sottrazione.

Stella McCartney AI 2025-2026 (Photo by Scott A Garfitt/Invision/AP)

Stella McCartney gioca con le due facce antitetiche di una donna in carriera, contrapponendo il tailoring spalluto con gli abitini drappeggiati, l’aggressione corporate con la seduzione sfacciata. Presenta all’interno di un ufficio, al grido di from laptop to lap dance: lo humor certo non le manca. La moda non è nulla che sconvolga percezioni o determini stravolgimenti, ma di certo è donante e desiderabile, come solo avviene quando una donna crea per le donne.

Balmain AI 25-26 (Photo by Scott A Garfitt/Invision/AP)

Da Balmain, ormai al quattordicesimo anno come direttore creativo, Olivier Rousteing asciuga l’enunciato, ed è una scelta felice. La collezione è ancora palesemente anni ’80 e a tratti orgogliosamente sregolata, ma è servita con una concisione fresca e piena di potenziale.

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