Per Tom Ford un ritorno algido e seducente firmato Ackermann
Klausner al debutto da Dries Van Noten mescola lo stile del fondatore con una personale sartorialità. Le riduzioni di Courreges, The Row e Balmain, l’ironia efficace di Stella McCartney
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La relazione e reciproca influenza tra gesto e abito è uno dei temi principali di questa stagione. A Parigi, il secondo giorno di sfilate è largamente incentrato su pose e maniere.
Le bellezze superumane immaginate da Haider Ackermann per Tom Ford sono una visione di autocontrollo carica dell’erotismo che solo emana dall’apparente freddezza, e che è così seducente. Issate su tacchi alti e sottili, i capelli tirati indietro con perfezione aerodinamica, calcano la passerella lentamente ma decise, le braccia sui fianchi o incrociate sul petto, solenni come vestali e pericolose come leather queen. L’impressione è potente, e tracima nei look da uomo, se possibile più freddi e perigliosi con un brivido da American Psycho.
Nonostante la meticolosa precisione, è una prova che emoziona. Haider Ackermann è l’uomo giusto al posto giusto, e il signor Ford, presente tra gli ospiti, sembra concordare quando lo abbraccia a fine sfilata. «Spero di avervi sedotti», dice Ackermann, accolto con una standing ovation. Missione compiuta. La sessualità compiaciuta di Tom Ford diventa sensualità, e il nuovo corso inizia sotto i migliori auspici.
Un’orchestra in prova come banda sonora, le modelle con una sciarpa legata in testa come quando ci si trucca e una sala laterale e scarsamente illuminata all’Opera: per il debutto come direttore creativo di Dries Van Noten, Julian Klausner opta in modo piuttosto simbolico per la spontaneità del work in progress. «Sapevo che avrei sfilato qui fin dall’inizio, quindi ho costruito la collezione attorno allo spazio e all’atmosfera che esso trasmette», dice. Sostituire un autore amato come Van Noten non è un compito facile, e Klausner affronta il problema in modo sensibile, rispettoso e personale, mescolando il flou, le stampe e il senso di multiculturalismo tipici di Van Noten con un tocco sartoriale tutto suo, espresso dal tailoring deciso con dettagli di lacci. Il risultato è familiare e perfettamente coerente con la storia del marchio, che viene però osservato da un preciso e differente punto di vista, sicché il nuovo Dries Van Noten ha un tocco forse più pesante rispetto al passato, ma anche una consistenza grafica ed eterea che affascina. È un buon inizio, insomma, che rende ufficialmente inutili i futuri paragoni perché si è aperta una nuova era.
Da Courreges, Nicolas Di Felice riduce crudamente, quasi a riportare il vestito allo stato iniziale di pezzo di stoffa avvolto attorno al corpo. Considerato il suo interesse per la sessualità, però, sarebbe forse meglio parlare di sciarpe, tanto quelle stoffe sono strette. La collezione è composta per metà da abitini fatti di fasce che si attorcigliano sul busto e poi penzolano come strascichi troncati, e per metà di outerwear protettivo e ampio, ma ugualmente liquefatto. Di sicuro è una formula, già testata in collezioni precedenti, ma convincente: Di Felice interpreta il futurismo di Courreges in una chiave di dinamismo sessualizzato, giocando con il vestire e lo svestirsi.



