i mercati e il voto usa

Perché le Borse europee tifano Biden. E anche la Cina

I primi segnali grafici indicano che sia nell'immediato quanto in futuro i listini continentali potrebbero trarre maggiore giovamento da una vittoria del candidato democratico

di Vito Lops

(Reuters)

3' min read

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Wall Street in fondo non guarda né l'onda rossa (Trump), né l'onda blu (Biden). L'onda che piace più agli investitori è quella della liquidità. E attendono che giovedì 5 novembre alle 20.15 ora italiana la Federal Reserve annunci qualcosa di importante. Anche perché il suo bilancio è rimasto ancorato da luglio a quota 7mila miliardi di dollari, livello record a cui lo aveva portato (aumentandolo di 3mila miliardi in tre mesi) per far fronte all'emergenza pandemica. Da allora però non si è mosso, e questo ha iniziato a suscitare qualche malumore, unitamente allo stop su un nuovo pacchetto di stimoli fiscali negli Usa per via dello stallo parlamentare.

Se la liquidità resta il tassello più importante del puzzle delle elezioni Usa è però evidente che una vittoria del candidato democratico o una conferma del mandato al repubblicano non risulteranno comunque indifferenti. Tanto per le classi di investimento quanto per singole aree geografiche. Ad esempio, le Borse europee hanno più di un motivo per tifare Biden. Così come la Cina. Cerchiamo di capire perché.

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La guerra commerciale con Pechino

In primo luogo perché Biden potrebbe smorzare un po' i toni della guerra commerciale con Pechino e ridurre i contrasti commerciali inaspritisi tra Trump e Bruxelles. Del resto è la stessa reazione dei mercati a confermare questa tesi. Durante lo spoglio dei primi voti, non appena si è intuito che la partita era ancora aperta lo yuan è sceso a 6,69 nei confronti del dollaro, il livello più basso da un mese. Lo stesso ha fatto il dollaro australiano, correlato all'andamento della divisa cinese e da molti esperti utilizzato al pari dello yuan come benchmark per misurare il livello di tensioni commerciali tra Usa e Cina.

Anche l'andamento dei futures sulle Borse europee nella notte tra il 3 e il 4 novembre ha mostrato segnali di forte nervosismo mentre la prima conta dei voti riaccreditava le probabilità di vittoria di Trump (date alla vigilia appena al 10%). I futures sul Dax 30 – l'indice più votato all'export dell'Eurozona e quindi più sensibile al tema dazi – sono arrivati a perdere oltre il 2%, nello stesso momento in cui i contratti sul tecnologico Nasdaq volavano vicino a +3%.

Il fattore reflazione

Da questa prima lettura è evidente che i listini europei facciano quindi il tifo per Biden. Ma c'è un'altra lettura, un po' più profonda, che conduce nella stessa direzione e che avvicina gli interessi di Cina ed Europa su un'uscita di scena definitiva di Trump. E si chiama reflazione. Anche in questo caso i grafici parlano chiaro. Prima delle elezioni gli investitori si sono po' sbilanciati andando a prezzare sempre con più convinzione una vittoria di Biden. Questo non solo ha fatto correre l'indice Russell 2000 (dove sono incluse le società a medio-piccola dimensione Usa rappresentative dell'economia domestica) più del Nasdaq. Ma ha anche spinto i rendimenti dei Treasury a 10 anni fino allo 0,9%. Due movimenti armonici, fedeli alla narrazione di un'accelerazione delle reflazione, ovvero di un ritorno dell'inflazione a fronte però di politiche monetarie ancora accomodanti.

Questo perché con Biden gli investitori si aspettano stimoli fiscali perfino superiori a quelli varati dall'amministrazione Trump, più a vantaggio dell'economia domestica che non delle multinazionali che oggi gonfiano le performance di Nasdaq e S&P 500. Maggiori stimoli fiscali equivalgono a un dollaro più debole. Un dollaro più debole fa il pari con un apprezzamento delle principali materie prime, trascinate tanto da un dollaro debole quanto dalla spinta fiscale. Quando si muovono le materie prime le economie dei Paesi emergenti ne beneficiano, Cina in primis. Correndo più della Borsa Usa. Un'accelerazione dell'economia cinese farebbe poi da traino anche al recupero di quella europea, nella parte (lusso, auto, ecc.) in cui è legata all'aumento della domanda asiatica. È quindi evidente che nella partita a scacchi che si gioca ogni giorno sui mercati finanziari la liquidità resta la regina, ma se sul trono del Re salirà Biden o Trump non sarà la stessa cosa. Ci saranno vincitori e vinti.


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