Perché Trump vuole bloccare il Chips Act, e cosa significa per il mercato
Molti fondi sono stati già erogati, ma ora il Presidente vuole che i rimanendi vengano investiti per risanare il debito
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Basta soldi ai giganti dei semiconduttori con Chips Act, e impiegare quelle risorse per sanare il debito. E’ il monito arrivato da Donald Trump durante il suo discorso al Congresso, 43 giorni dopo il suo ritorno alla Casa Bianca. «Il vostro Chips Act Act è una cosa orribile, orribile. Diamo centinaia di miliardi di dollari e non significa niente. Prendono i nostri soldi e non li spendono» ha detto il tycoon, che ha anche aggiunto: «Dovreste sbarazzarvi del Chips Act e qualsiasi cosa rimanga, signor Presidente, dovreste usarla per ridurre il debito».
Il «qualsiasi cosa rimanga» non è banale, perché i miliardi del chips act sono in parte già stati erogati. Ma ci torniamo dopo.
Il “Chips and Science Act” è una legge federale degli Stati Uniti approvata nell’agosto 2022 dall’allora presidente Joe Biden. L’obiettivo era chiaro: potenziare la produzione di semiconduttori negli Stati Uniti così da ridurre la dipendenza dalle importazioni, in particolare da Taiwan, Cina e Corea del Sud. Qualcosa di simile, giova ricordarlo, è successo anche in Europa, con l’European Chips Act che è stato approvato nel 2023, e che mira a raddoppiare la quota di mercato globale dell’UE nei semiconduttori entro il 2030.
Ma torniamo a Trump. Il presidente Repubblicano, in queste prime settimane alla Casa Bianca, sta mostrando a più riprese di seguire l’idea dei tagli. E non è un caso che abbia messo Elon Musk a capo del Doge, un dipartimento dedicato ad ottimizzare (costi quel che costi) la spesa pubblica
La scure sul Chips Act, dunque, è solo l’ultima in ordine di tempo. Ma rischia di avere impatti notevoli.

