Peste suina, allevamenti ormai sul lastrico
Dopo l’abbattimento di 40mila capi continuano a lievitare i costi di mantenimento degli animali e di applicazione delle misure di biosicurezza
di Micaela Cappellini
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È da un mese, che nella provincia di Pavia non si riscontrano più nuovi focolai di peste suina. Ma l’emergenza negli allevamenti di maiali è tutt’altro che risolta. «A causa delle restrizioni, la situazione ha raggiunto ormai livelli insostenibili - racconta Carlo Emilio Zucchella, presidente di Cia Pavia - gli allevatori non hanno alcuna entrata da quasi due mesi, nel frattempo lievitano costantemente i costi di mantenimento degli animali, della sorveglianza veterinaria e dell’applicazione delle misure di biosicurezza».
In una regione, come la Lombardia, dove vengono allevati circa 5 milioni di maiali, le misure di restrizione hanno già portato all’abbattimento di 40mila capi. «Soltanto in uno degli allevamenti più grandi ne sono stati soppressi 8mila, il 99% dei quali si sono rivelati animali sani», racconta Zucchella. Nessuno contesta, a stabilirlo è la legge per la prevenzione del contagio da parte di una malattia che, è bene ricordarlo, non colpisce l’uomo nemmeno nel caso venga consumata carne infetta. Ma l’accettazione delle regole non significa che gli allevatori non abbiano bisogno di un sostegno economico per non finire a gambe all’aria. «Solo in provincia di Pavia - calcola Zucchella - le perdite superano i 100 milioni di euro».
Uno dei problemi più grandi riguarda la decisione di alcuni macelli di non processare le carni provenienti da determinate aree per non doversi assumere il rischio di ricevere animali malati. Il risultato è che negli allevamenti i maiali stanno restando troppo a lungo e diventano fuori taglia, cioè troppo grandi - stando al disciplinare - per diventare prosciutti di Parma o di San Daniele. Peccato che quello dei prosciutti Dop sia il circuito che garantisce agli allevatori il prezzo di vendita più alto del mercato: chi non riesce a vendere in tempo gli animali, insomma, non solo è costretto a spendere di più in mangimi per mantenerli più a lungo, ma deve anche trovare nuovi acquirenti, dai quali con tutta probabilità ricaverà un prezzo inferiore. «La peste suina non c’è solo in Italia, è un problema europeo - ricorda ancora il presidente di Cia Pavia - in Germania, per esempio, è parecchio diffusa. Ma i tedeschi, abitualmente, consumano la carne di maiale solo cotta, e questo non ha ripercussioni sulla capacità di fare business dei loro allevatori». La cottura, dice la legge, uccide il morbo: per questo la movimentazione di carne di maiale destinata alla cottura non subisce particolari restrizioni.
Oltre a non vendere le carcasse e a dover mantenere i suini ben oltre il tempo medio, gli allevatori del Pavese stanno sopportando anche gli extra-costi dei controlli e, non ultimo, stanno affrontando l’emergenza liquami: le vasche di contenimento non tengono più, ma i reflui non possono essere riversati perché potrebbero trasmettere il morbo. «A tutto questo - dice Zucchella - gli allevatori stanno facendo fronte solo con soldi propri, perché né a livello nazionale né dalla Regione è ancora arrivato un euro. Arriveremo ai primi di dicembre con 60mila capi da macellare il prima possibile: numeri esorbitanti. È giunto il momento di decidere: o si abbattono gli animali, auspicando indennizzi, oppure dovranno essere limitate le zone di protezione e sorveglianza».
A metà novembre il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha firmato una nuova ordinanza per la prevenzione e il controllo della peste suina, dopo la conferma di alcuni casi di malattia nei cinghiali del Parco del Ticino sia nella provincia di Pavia che in quella di Milano. La misura include questi nuovi territori nelle zone soggette a restrizione per Psa nelle quali è necessario adottare da parte dei cittadini misure di biosicurezza anche all’aperto. Per quanto riguarda invece le cosiddette “possibilità di prelievo” dei cinghiali, il provvedimento regionale estende le possibilità di abbattimento sia in forma di controllo faunistico che di attività venatoria. L’obbiettivo dell’estensione è duplice: da un lato, conseguire i target di abbattimento previsti dal commissario straordinario nazionale per la peste suina, dall’altro ridurre il più possibile la presenza della specie e diminuire e arginare la diffusione del virus.


