Pete Buttigieg, lo sfidante a sorpresa di Trump: 5 cose da sapere
Chi è il candidato più giovane della corsa alla presidenza Usa che emerge dalle primarie democratiche in Iowa
di Angela Manganaro
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Pete Buttigieg, aspirante candidato alla Casa Bianca 2020 che sembra emergere vittorioso dalle primarie democratiche in Iowa, è una sorpresa fino a un certo punto. Di lui si parla da almeno un anno: ha capacità e carisma, nessuno lo mette in discussione, ma fino a oggi non aveva le percentuali dei sondaggi di Joe Biden, i soldi di Michael Bloomberg, il profilo radicale di Elizabeth Warren, il vento di protesta che spinge Bernie Sanders né la necessaria esperienza politica, sentenziava l’endorsement del New York Times del 19 gennaio. Se i caotici risultati dell’Iowa saranno confermati, Buttigieg che sembra prevalere sullo stesso Sanders con un 26,8% contro un 25,2%, potrebbe ricoprire il ruolo migliore che l’America sa offrire, l’outsider, e seguirne il copione classico. Cosa sappiamo di lui.
1. È il candidato più giovane, ha 38 anni, è nato nel 1982, si è laureato in storia e letteratura ad Harvard, è stato in Marina ed è veterano della guerra in Afghanistan. Suo padre Joseph Buttigieg è emigrato negli Stati Uniti da Malta, sua madre Anne Montgomery, è dello Stato dell’Indiana da cinque generazioni: un’autentica Hoosier, si legge sul sito del candidato.
2. Sarebbe il primo candidato apertamente omosessuale. Vive insieme a suo marito Chasten e ai loro due rottweiler Buddy e Truman. L’Indiana ha legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso nel 2009, sei anni prima del riconoscimento a livello nazionale grazie alla sentenza della Corte Suprema del 26 giugno 2015, una sentenza che ha avuto come naturale testimonial l’ultimo presidente democratico, Barack Obama. Buttigieg ricalca le orme di Obama ma va oltre e con furbizia propria dei baby boomer gioca la carta generazionale fino in fondo: i Millennial come lui, rivendica, hanno assistito alle stragi nelle scuole per mano di folli armati, hanno ingrossato le truppe americane nei conflitti post 11 settembre 2001, devono fare i conti con i cambiamenti climatici e, se non si agisce subito, vivranno peggio dei propri genitori.
3. Nella biografia del sito della sua campagna, così è descritta South Bend, città dell’Indiana di cui nel 2011 Buttigieg diventa sindaco, a 29 anni: «Era la casa di Studebaker, una delle più grandi aziende automobilistiche d’America. Come altri americani nel Midwest industriale, Pete è cresciuto circondato da fabbriche vuote e case abbandonate, si sentiva dire che l’unico modo per avere una buona vita era andare via». È un passaggio importante perché è un chiaro messaggio a Donald Trump e al suo elettorato, parla degli ormai mitologici forgotten men, gli ex operai bianchi e dle loro famiglie, i dimenticati negli anni della globalizzazione trionfante. Un altro passaggio che bisognerà tenere a mente, tratto dal suo sito, è «so che le risposte» all’attuale crisi americana che ha molti padri «non vengono da Washington ma devono andare a Washington».
Come il presidente Trump, certo con altri toni, Buttigieg si tiene ben lontano dall’establishment - la politica tradizionale che si macina ogni giorno nei Palazzi della capitale - uno dei bersagli preferiti e vincenti del candidato Trump 2016. Dice che a Washington porterà la «buona politica» che vuol dire decisioni pratiche e «aiutare la gente» e non «promuovere un’agenda ideologica».

