Petrolio, il maxi rilascio di scorte strategiche non riesce fermare il rally
Gli Usa e altri trenta Paesi metteranno sul mercato 60 milioni di barili di greggio, ma l’annuncio non ha avuto alcun effetto: la Russia fatica a esportare e tra gli operatori è allarme rosso
di Sissi Bellomo
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I punti chiave
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Mentre guerra e sanzioni fanno volare il petrolio oltre 100 dollari al barile, gli Stati Uniti aprono di nuovo le riserve strategiche, stavolta affiancati da altri trenta Paesi dell’Ocse: sul mercato arriveranno in tutto 60 milioni di barili, la metà dei quali messi a disposizione da Washington, in un’operazione che stavolta – a differenza di un’analoga iniziativa lanciata dalla Casa Bianca lo scorso novembre – verrà coordinata dall’Agenzia internazionale dell’energia (Aie): evento raro, che non si era più ripetuto dal 2011, quando era scoppiata la guerra civile in Libia.
Il rally non si ferma
Si tratta di una mobilitazione eccezionale, figlia di circostanze eccezionali: l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e le pesanti sanzioni comminate contro Mosca, che stanno già rallentando tutte le esportazioni del Paese, comprese quelle di greggio, nonostante l’intenzione dichiarata di non adottare (almeno per ora) misure che ostacolino i rifornimenti di energia.
Ma l’apprensione sul mercato è tale che l’annuncio non ha fermato, nemmeno per un momento, il rally del petrolio. Le quotazioni hanno continuato a correre, in rialzo di oltre il 10%, su livelli che non toccavano da sette anni: il Wti ha superato 106 dollari al barile, il Brent è oltrepassato 107 dollari, a dimostrazione del grado di pessimismo tra gli investitori.
Sessanta milioni di barili di greggio equivalgono ad appena sei giorni di produzione della Russia e a dodici giorni di esportazioni dal Paese, in periodi normali. Ma questo non è un periodo normale. E i barili di Mosca – uno dei maggiori fornitori mondiali, accanto agli Usa e all’Arabia Saudita – rischiano di rimanere lontani dai mercati, quanto meno quelli occidentali, senza alcuna possibilità di trovare prontamente alternative.
Il timore di sanzioni
C’è una crescente riluttanza ad acquistare carichi di greggio russo, nel timore di incappare nelle maglie delle sanzioni o di non riuscire a completare il pagamento attraverso i canali consueti, ora che molte banche russe sono state tagliate fuori dallo Swift. E ancora più difficile è trovare il modo di trasportarlo: i carichi non vengono assicurati e gli armatori rifiutano di mettere a disposizione navi, mentre un numero crescente di compagnie di navigazione sta evitando tout-court i porti russi: la prima ad annunciare la decisione è stata Maersk, che movimenta un container su cinque nel mondo, e altri big hanno seguito a ruota, compresi Msc, Hapag-Lloyd e One Network: una tendenza che sta prendendo piede (coinvolgendo anche il mercato delle petroliere) e che rischia di bloccare le esportazioni russe di moltissime merci e materie prime.


