Piacenti spa, detenuti al lavoro nel restauro dei beni culturali
di Silvia Pieraccini
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A volte basta poco per cambiare la prospettiva. A Giammarco Piacenti, titolare della Piacenti spa di Prato, una delle aziende di restauro di beni culturali più importanti d’Italia, è bastata una visita all’isola-carcere di Gorgona, nell’arcipelago toscano, dove gran parte dei detenuti durante il giorno svolge un’attività lavorativa, coltiva l’orto, cura la vigna, produce olio o vende generi alimentari nello spaccio del paese. Quella visita, condita dall’incontro con professionisti visionari del settore come un ex direttore del carcere o una responsabile dei detenuti, ha rovesciato la prospettiva: e se, anziché essere un problema, assumere un detenuto fosse un vantaggio?
L’accordo fatto dai costruttori di Ance Toscana (a cui Piacenti aderisce) con l’associazione Seconda Chance, che si occupa di creare un ponte tra il mondo carcerario e quello del lavoro, ha fatto il resto: da novembre a oggi l’azienda pratese ha assunto cinque detenuti, tutti uomini, tutti al lavoro col normale contratto dell’edilizia o del settore legno.
Uno arriva proprio da Gorgona, l’isola spazzata dal vento che è la più piccola e misteriosa dell’arcipelago toscano; due provengono dal carcere della Dogaia di Prato; altri due erano rinchiusi nel penitenziario di Porto Azzurro, all’isola d’Elba, e ora stanno lavorando su un’altra isola toscana, Pianosa, dove Piacenti è impegnata nel restauro delle Terme di Agrippa, il nipote dell’imperatore Augusto che nell’anno 7 dopo Cristo venne allontanato da Roma per impedirgli di succedere allo zio che lo aveva adottato. La sua villa dell’esilio, affacciata sul mare di Pianosa e dotata di terme e teatro, ha un grande valore storico e archeologico.
Piacenti ha deciso di assumere carcerati dopo aver approfondito il ruolo che l’esperienza lavorativa può giocare ai fini della rieducazione e del reinserimento nella società. «Chi esce dal carcere senza aver lavorato durante la reclusione ha il 95% di probabilità di recidiva – spiega l’imprenditore – mentre chi finisce di scontare la pena dopo aver avuto un impiego non ha praticamente rischi di tornare a delinquere. A questo si aggiunge il fatto che nel settore dell’edilizia oggi è difficilissimo trovare personale, e dunque avere un bacino cui attingere, magari trovando anche figure già formate, è una fortuna».
Ma c’è un altro fattore, in grado di “oscurare” pure gli sgravi contributivi previsti dalla legge Smuraglia per chi assume carcerati: «I detenuti che arrivano sui cantieri sono molto motivati – spiega Piacenti – anche perché sono preparati dagli educatori del carcere. Se ci pensiamo bene, è più sicuro assumere uno di loro, controllato dalla direzione carceraria e dal magistrato, piuttosto che uno sconosciuto di cui non sai nulla».

