Piantedosi: «I centri in Albania saranno usati come Cpr». Verso decreto in Cdm venerdì
La segretaria del Pd Schlein: i centri non funzioneranno, soldi gettati via
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I centri d’accoglienza albanesi di Gjadër e Shëngjin «potrebbero avere un ruolo nel rafforzare il sistema di rimpatrio dei migranti irregolari che non hanno diritto a rimanere in Italia». Lo dice in un’intervista alla Stampa il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, specificando che i centri «possono diventare Cpr - centri di permanenza per il rimpatrio» questo perché la struttura sarebbe già predisposta «a effettuare i rimpatri».
Verso nuovo Cdm venerdì, si lavora anche a un dl Albania
In vista del nuovo Cdm - che si potrebbe tenere venerdì 28 marzo - il governo, secondo quanto viene riferito, starebbe lavorando a un nuovo decreto Albania, che andrebbe nella direzione indicata dal titolare del Viminale. Nei centri in Albania verrebbero così trasferite persone attualmente ospitate nei Cpr italiani e non più richiedenti asilo intercettati in mare, il cui trattenimento era stato finora cassato dai giudici.
«Effetto deterrenza accresciuto»
Secondo il ministro dell’Interno la riconversione dei centri non comporterebbe ulteriori investimenti e lavori. Grazie alla veste di Cpr, ragiona Piantedosi, «potremo così riportare a casa i soggetti che, altrimenti, finiscono per rendere le nostre città meno sicure». L’originaria funzione dei centri «sarà mantenuta e l’effetto deterrenza è comunque accresciuto dal fatto che aumentiamo i rimpatri - aggiunge - oggi siamo a +35% rispetto all’anno scorso». «La funzione per effettuare procedure accelerate di frontiera sarà richiesta a breve, proprio dall’entrata in vigore dei nuovi regolamenti europei - ha continuato - ad ogni modo, potrebbe essere anticipata dal prossimo pronunciamento della Corte di giustizia europea».
Schlein: i centri non funzioneranno, gettano altri soldi
Ma l’opposizione boccia la politica del governo. «Per Meloni e Piantedosi l’obiettivo dei centri in Albania doveva essere l’effetto “deterrente” sulle partenze, perché le persone non sarebbero arrivate in Italia: ora verranno a raccontarci che serviranno comunque per mandarci persone che sono già in Italia ma colpite da provvedimento di rimpatrio. Non resteremo a guardare mentre calpestano diritti umani e gettano via altri soldi per coprire il loro fallimento, mentre il loro governo taglia su sanità e sicurezza». Così la segretaria del Pd Elly Schlein. «I centri non funzioneranno. La normativa europea vigente non consente di delocalizzare un centro di rimpatri in un Paese terzo. Inoltre il protocollo prevede che solo una piccola parte dei centri albanesi possa essere utilizzato come Cpr, quindi per convertirli bisognerebbe comunque rivedere il protocollo con l’Albania e la legge. Dire che questa conversione non avrebbe costi maggiori è ridicolo. In ogni caso uno dei due centri, a Shengjin, non è attrezzato per alloggi e quindi sarebbe già da buttare», conclude la segretaria.
L’opposizione attacca il Governo
«La motivazione principale con cui la Meloni ha provato in questi mesi a giustificare l’enorme spreco di risorse pubbliche prodotto da quei centri è l’effetto deterrenza» spiega Matteo Orfini, deputato della camera per il Pd. «I migranti sapendo che rischiano di finire in Albania non partiranno più. Era una sciocchezza anche quella - prosegue Orfini -, ma se pure volessimo prenderla per buona oggi cade anche questa giustificazione. In Albania può finire solo chi è già in Italia». In una nota l’europarlamentare, Alessandro Zan afferma: «Il ministro Piantedosi ammette quello che era chiaro fin dall’inizio: i centri in Albania sono un grande bluff. Sbandierati come la grande soluzione per la gestione dei flussi migratori, sono rimasti vuoti e ora il Governo prova a rivendere il fallimento dicendo che li convertirà in Cpr, misura non ammissibile secondo l’attuale normativa Ue». Conclude il componente della segreteria nazionale Pd.
