Piazza Affari, è l’ora dei buyback: corsa da oltre 14 miliardi
Via al riacquisto di azioni proprie per sostenere le quotazioni. Intesa Sanpaolo e UniCredit valgono insieme il 30% dei piani totali
di Matteo Meneghello
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I punti chiave
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Non c’è solo il dividendo. In una fase estremamente volatile per i mercati azionari, a sostegno della remunerazione degli azionisti di Piazza Affari è in arrivo anche una pioggia di buyback. Un’onda da oltre 14 miliardi di euro (calcolata su un campione rappresentativo di oltre il 90% della capitalizzazione di mercato del listino milanese). Come già da tempo sta avvenendo in altre piazze finanziarie, anche in Italia inizia a consolidarsi la scelta di riacquisto di azioni proprie, a sostegno del titolo e del valore della società.
I casi di Usa e Cina
«Negli Stati Uniti - spiega Alberto Villa, responsabile Equity research di Intermonte - esistono storicamente titoli quotati che prediligono il buyback rispetto ai dividendi. Anche in Cina questo fenomeno si sta estendendo». È il caso, delle grandi big del tech, come Alphabet o Apple, che negli ultimi anni hanno investito nei piani di riacquisto risorse importanti e che negli ultimi mesi hanno confermato questo indirizzo; oppure di Amazon, che nei giorni scorsi ha varato un programma di 10 miliardi di dollari. In Asia, invece, il gigante dell’e-commerce Alibaba ha recentemente annunciato l’estensione del suo piano di buyback da 15 a 25 miliardi di dollari, una massa che lo rende il più grande programma di riacquisto di azioni proprie di sempre nel mondo.
In Italia invece «si tratta di un fenomeno più recente -rileva Villa -. Il buyback non è stato fino a oggi il parametro più utilizzato per remunerare gli azionisti, essendo stato privilegiato il flusso cedolare. Ma ora sta cambiando qualcosa, e sul mercato si sono registrati diversi annunci di una certa dimensione. La platea è variegata, le motivazioni sono diverse. Ci sono alcune società che comprano azioni proprie perché lo reputano il migliore investimento e chi, come le banche, hanno introdotto piani di buyback negli ultimi anni, in cui i titoli hanno trattato a sconto sul valore tangibile del patrimonio netto».
Le mosse di Intesa e UniCredit
Guardando per esempio ai dati 2022, elaborati da Intermonte, «Intesa Sanpaolo e UniCredit la fanno da padrone - prosegue Villa - con oltre il 30% del totale dei piani di buyback. Ma ci sono altre realtà, come Atlantia, che hanno varato operazioni significative, anche se per motivi contingenti. Di solito è più facile avviare iniziative del genere per public company in cui l’azionista di controllo detiene solo una minima parte del capitale e risulta quindi più naturale remunerare in questo modo i soci; viceversa in realtà con meno flottante e un gruppo di controllo più robusto, come nel caso di molte realtà italiane, viene, come detto, spesso privilegiato lo strumento del dividendo».
Rispetto agli anni passati , comunque, nell’anno in corso ci troviamo a fare i conti con una massa di risorse destinate al riacquisto di azioni proprie, ancora da mettere a terra, superiore ai 12 miliardi di euro. Un ammontare che, conferma Villa «inizia a essere rilevante anche in Italia, se rapportato a circa 300 miliardi di euro complessivi di capitalizzazione delle società oggetto dell’analisi».

