Guerre commerciali

Pictet Wealth: «Con tariffe al 25% su Canada e Messico, gli Usa perdono un punto di Pil»

Parla Alexandre Tavazzi, Head of Cio Office e ricerca macro di Pictet Wealth: «Wall Street può arrivare a 6.500 punti, ma dipende dagli utili»

Alexandre Tavazzi

3' min read

3' min read

«Il nostro scenario di base prevede dazi statunitensi al 20% verso la Cina e al 5% verso il resto del mondo. La media sarebbe del 6% globale. Questo porterebbe gli Stati Uniti ad avere una crescita economica nel 2025 del 2,3% e un’inflazione al 2,5%. Ma se dovessero davvero andare in porto i dazi al 25% a Canada e Messico, ora rinviati, gli Stati Uniti ridurrebbero la crescita economica fino a un punto percentuale e aumenterebbero l’inflazione di 0,75 punti rispetto alla previsione base del 2,5%. Dato che l’inflazione arriverebbe prima della frenata economica, questo costringerebbe la Fed a rallentare ulteriormente il percorso di tagli dei tassi». Alexandre Tavazzi, Head of Cio Office e ricerca macro di Pictet Wealth Management, prova a dare le stime dell’impatto dei dazi di Trump sull’economia e sui mercati finanziari. Ma mette anche le mani avanti: «La situazione è troppo incerta, fare previsioni ora è particolarmente difficile. Bisognerebbe sapere quali tariffe alla fine verranno davvero applicate». «Nel 2019, un anno dopo i dazi varati dal primo Trump, il settore manifatturiero Usa perse 43mila posti di lavoro. L’impatto sull’economia, dunque, c’è. Ma quantificarlo oggi è davvero difficile».

Partiamo dall’inflazione. Lei dice, come tutti gli economisti, che salirà per i dazi. Ma Trump continua a dire il contrario, fiducioso di abbassare il costo della benzina aumentando la produzione di petrolio. Insomma: con il famoso “drill baby drill”.

Loading...

Il mercato petrolifero oggi è già in sovra-produzione perché la Cina sta riducendo le importazioni di petrolio dato che punta sempre più sulle energie rinnovabili. Questo rende poco conveniente per le società petrolifere aumentare ulteriormente la produzione, perché lo farebbero in perdita. Non credo che sia possibile arrivare a incrementare la produzione giornaliera di 3 milioni di barili, come Trump promette. Ma anche se fosse, il petrolio pesa sempre meno nell’inflazione statunitense: il 7-8% oggi.

Anche perché la lotta all’immigrazione è ulteriormente inflattiva...

Sì. In alcuni settori industriali Usa i migranti rappresentano ormai il 30% della manodopera. Negli ultimi anni 3 milioni di migranti hanno colmato negli Stati Uniti la carenza di lavoratori. Ora le aziende ne hanno bisogno. Mandarli via significa metterle in difficoltà, ma significa anche far salire i salari e dunque l’inflazione.

Questo scenario di incertezza che impatto ha su Wall Street? La Borsa Usa sembra immune...

Tutto dipende dalla crescita degli utili. Nel nostro scenario base (dazi medi globali al 6%, crescita al 2,3% e inflazione al 2,5%), gli utili dovrebbero salire del 12% nel 2025. Ipotizzando che i multipli di Borsa a Wall Street restino ai livelli attuali, cioè prezzi 21 volte superiori agli utili, questo significa che l’indice S&P 500 può crescere ancora e arrivare a 6.500 punti a fine anno dagli attuali 6mila circa. Ma questo scenario dipende dall’impatto dei dazi sulla crescita. E dipende anche da altre variabili, come la profittabilità degli investimenti delle big tech.

Le politiche di Trump hanno anche l’effetto di aumentare il deficit. Che impatto avrà questo sui titoli di Stato Usa?

Trump vuole abbassare la tassazione sulle aziende dall’attuale 21% al 15%. Noi crediamo che al massimo possa arrivare al 18%, perché il deficit è troppo elevato. Anche perché a fine 2025 scadono anche i tagli fiscali alle famiglie, per cui rinnovandoli ci sarebbe un ulteriore aumento del deficit dato che le attuali stime non tengono conto di questo. Bisogna ricordare che il 25% del debito statunitense ha una durata di soli tre mesi: se la Fed non taglia i tassi in tempi brevi, il costo del debito aumenterà. Già oggi il 24% delle spese dello Stato viene usato solo per pagare interessi: più di quanto gli Stati Uniti non spendano per la difesa...

L’Europa in questa situazione è il vaso di coccio?

Io credo che l’Europa possa rivelarsi la sorpresa del 2025. Quest’anno abbiamo le elezioni in Germania, che potrebbero cambiare l’approccio del Paese alla politica dello zero deficit. Il Governo francese penso possa durare. Forse Trump riesce a far finire la guerra in Ucraina. Se si considera che in Europa il tasso di risparmio è al 13%, altissimo, c’è la potenzialità che l’Europa vada bene sia come economia sia come mercati se il sentiment cambia. Ma serve un catalizzatore.

Copyright reserved ©
  • Morya Longo

    Morya LongoVicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Finanza, mercati azionari e obbligazionari

    Premi: Vincitore del premio State Street 2018 – Giornalista dell’anno, autore del miglior scoop

Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti