L’addio di Cingolani: «Nato difficile da smantellare, ma l’Europa si rafforzi»
di Celestina Dominelli
di Filomena Greco
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La partita della decarbonizzazione si gioca anche sul campo dell’efficientamento energetico. E l’industria piemontese può dare il suo contributo investendo su impianti energetici green e riducendo le emissioni. Nero su bianco, uno studio di Fondazione Edison, Politecnico di Milano e Politecnico di Torino quantifica investimenti e taglio di emissioni: la manifattura Made in Piemonte potrebbe ridurre le proprie emissioni di 1.700 kton di CO2 all’anno con un risparmio di 830 milioni di euro in bolletta per le aziende, a fronte di un investimento complessivo di 3 miliardi di euro.
Il Piemonte è al 23esimo posto in Europa in termini di Pil ed è la quarta regione in Italia per peso della manifattura sul Prodotto interno lordo, localizzata principalmente nei distretti industriali. Il punto di partenza è chiaro: l’industria piemontese è più energivora della media nazionale, con quasi il 23% dei consumi finali assorbito dal segmento manifatturiero a fronte di una media che si attesta intorno al 21%.
I margini di miglioramento, dunque, ci sono tanto che anche il piano per i fondi europei del Fesr al 2027 – risorse europee destinate allo sviluppo economico – ha una misura dedicata all’efficienza energetica degli stabilimenti delle imprese e dei processi produttivi e promuove l’utilizzo di energie rinnovabili nelle aziende. La Regione sta per aprire un secondo bando, il primo si è chiuso a settembre scorso. La dotazione complessiva è pari a 91,8 milioni e si suddivide in due azioni: risorse a sostegno di progetti di efficientamento energetico (68 milioni) e promozione dell’utilizzo delle energie rinnovabili per le aziende (23,8 milioni). Le agevolazioni, fa sapere la Regione, possono coprire fino al 100% dei costi ammissibili dell’investimento e sono costituite da un finanziamento agevolato e da una quota di sovvenzione a fondo perduto. La misura ha un doppio obiettivo: da un lato favorire l’efficientamento energetico e determinare un risparmio delle spese energetiche contribuendo all’aumento della competitività sul mercato.
A regime, dunque, l’industria piemontese potrebbe migliorare in ambito efficienza energetica e taglio emissioni rispetto allo scenario 2019, un potenziale che può essere raggiunto puntando, dicono gli esperti, su sistemi di autoproduzione, meccanismi virtuosi di condivisione dell’energia come il teleriscaldamento e le comunità energetiche, o attraverso tecnologie innovative che guardano a comparti particolarmente energivori – hard-to-abate. In particolare, sono i settori automotive, tessile e altre manifatture quelli a maggiore potenziale, con una riduzione delle emissioni stimata tra il 30 e il 40% entro la fine del decennio a fronte di interventi per l’efficientamento energetico e la produzione di energia pulita.
Il Politecnico di Torino, in particolare, ha realizzato un’analisi anagrafica di oltre 14mila imprese piemontesi, ha esaminato i consumi medi per tipologia di impresa e per settore e caratterizzato i consumi finali di energia suddivisi per illuminazione, riscaldamento, sistemi compressione o pompaggio. Lo studio esprime il potenziale di riduzione dei consumi – di energia elettrica e termica – e delle emissioni per settore e propone alcuni possibili use cases basati su soluzioni innovative come l’introduzione di green gas come biometano o idrogeno, oppure sistemi di cattura, stoccaggio e uso della CO2.