Piemonte terzo per aziende estere, con progetti per 500 milioni di euro da 2021
La Regione raccoglie il 10% degli investimenti esteri nazionali, grazie al Fondo Attrazione, ed è in contatto con oltre 2.000 imprese per il futuro
di Giorgia Colucci
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Da Coca Cola a Cartier, fino a Google Cloud, la Regione Piemonte è la terza in Italia, dopo Lombardia e Veneto, per numero di aziende straniere sul territorio. Grazie ai fondi europei e al Fondo di Attrazione, è riuscita a raccogliere il 10% del totale nazionale degli investimenti diretti esteri (Ide), avviando negli ultimi due anni progetti per un valore d’investimento di 500 milioni di euro. A questi risultati ha contribuito l’azione di supporto e coordinamento del Team Attrazione, il gruppo di lavoro interdirezionale istituito come interlocutore unico nei confronti di nuovi potenziali investitori.
Per i prossimi ha avviato contatti con oltre 2.000 imprese straniere, partendo però dalle buone performance di quelle già presenti. Con 4.000 unità in Piemonte (l’1,3% del totale), le aziende estere impiegano oltre 150.000 addetti, contribuendo per circa l’8% all’occupazione piemontese. Il tutto genera un valore aggiunto di circa 11,8 miliardi di euro, (il 18% del totale del territorio), oltre a un giro d’affari di 46,2 miliardi di euro, pari a un quinto della ricchezza regionale.
Lo Stato più legato al Piemonte è la Francia: gli stabilimenti d’oltralpe sono quasi un terzo (il 27,5%) di quelli appartenenti a società straniere presenti sul territorio e generano il 21,7% del fatturato del comparto. La regione piace però anche ai francesi: il 25,2% degli impiegati è di questa nazionalità. Gli addetti provenienti dagli Stati Uniti sono invece il 20% e, nonostante le unità locali del Paese siano solo il 9,8%, generano 20,4% del fatturato. La Germania conta invece per il 12,3% delle imprese, con i lavoratori tedeschi (l’11,4%) che producono il 14,5% dei ricavi del settore.
Solo tra il 2021 e il 2022, secondo i dati di Ceipiemonte, il Centro estero per l’Internazionalizzazione sono stati avviati o annunciati 37 nuovi progetti di investimento greenfield o brownfield, per un valore d’investimento di oltre 500 milioni di euro. La crescita è stata notevole rispetto al periodo 2012-2020, che avevano fatto registrare una media di 7 progetti all’anno. Tra le società coinvolte spiccano i grandi nomi del panorama internazionale. Per esempio, Coca Cola con un finanziamento di 30 milioni di euro ha riaperto il sito di Gaglianico per produrre bottiglie in Pet riciclato. A maggio 2023 invece è stata inaugurata a Torino la nuova fabbrica di Cartier. Nel nuovo sito, costato 25 milioni di euro, lavorano attualmente 450 persone di cui 120 appena assunte. Sempre nell’ultimo anno, Bulgari ha avviato i lavori per raddoppiare gli spazi del suo stabilimento a Valenza e ad assumere circa 650 nuovi dipendenti entro il 2028. C’è poi Google Cloud, che ha aperto a nel capoluogo del Piemonte la seconda “cloud region” in Italia con il compito di supportare l’accelerazione della digitalizzazione di aziende locali, amministrazioni pubbliche e organizzazioni globali.
«Chi vuole investire in Piemonte trova una filiera di eccellenze produttive e di innovazione, un sistema universitario e di ricerca di altissimo livello, oltre a una grande collaborazione istituzionale. L’esperienza ci ha insegnato che per intercettare e accompagnare i potenziali investitori serve un’azione coordinata e un’interfaccia unica in grado, da un lato, di massimizzare le opportunità e, dall’altro, di semplificare il dialogo con coloro che intendono investire in Piemonte – ha spiegato il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio - Oggi, con il Team attrazione questo lavoro diventa strutturale, grazie alla collaborazione delle realtà che operano sul territorio e collaborano per costruire e poi seguire i dossier strategici. Attrarre investimenti – ha concluso - significa creare un sistema di opportunità e di incentivi che consentano alle aziende di crescere, di non esternalizzare e di far ritornare le produzioni in Piemonte dopo eventuali delocalizzazioni in altri Paesi».


