Pil Italia in frenata: difficile crescita annua superiore al 3%
Non si arresta la tendenza al rialzo dell’inflazione, per la quale Confcommercio a marzo stima un +0,6% su febbraio
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I punti chiave
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Frena ancora il Pil italiano che a marzo fa registrare un -1,7% su febbraio, consolidando la tendenza al rallentamento emersa nei mesi scorsi. Nel confronto annuo la crescita si dovrebbe attestare all’1,3%, in brusco ridimensionamento rispetto ai periodi precedenti. Lo rileva Confcommercio nella ’Congiuntura di marzo’. Nella media del primo trimestre il Pil è stimato in calo del -2,4% sul trimestre precedente, dato che porterebbe comunque a una crescita su base annua del 3,3%. Ma anche con il pieno sfruttamento delle risorse del Pnrr - spiega il rapporto -difficilmente si raggiungerà una crescita media 2022 superiore al 3%.
Inflazione ancora su
Non si arresta la tendenza al rialzo dell’inflazione, per la quale Confcommercio a marzo stima un +0,6% su febbraio, con un incremento previsto su base annua del 6,1%. Rilevanti gli effetti sulla spesa delle famiglie che, a parità di consumi obbligati, spenderanno in media 1.220 in più all’anno per luce e gas, 320 euro per carburanti, 286 euro per alimentari e altri beni essenziali. La dinamica dei prezzi è spinta al rialzo dal persistere di forti tensioni sui mercati delle materie prime, una tendenza che, anche ipotizzando una distensione inflazionistica e geopolitica, permarrebbe secondo Confcommercio almeno fino ai mesi estivi.
Indicatore dei consumi
L’indicatore dei consumi di Confcommercio registra a marzo una variazione positiva del 5,1% rispetto al mese precedente, frutto di una crescita del 27,7% per i servizi e di un calo dello 0,8% per i beni. Tuttavia, rispetto al gennaio-febbraio 2020, la domanda è nel complesso ancora inferiore del 10,5% (-24,3% servizi, -5% beni). E’ quanto rileva Confcommercio nella ’Congiuntura di marzo’. Nel confronto con i primi due mesi del 2021 i recuperi più significativi si confermano per i servizi legati al turismo e alla fruizione del tempo libero: +210,5% per gli alberghi e +40,4% per i pubblici esercizi.
Tuttavia, per questi settori, il deficit rispetto al gennaio-febbraio 2020 si mantiene molto elevato, con un -35% per gli alberghi e un -37,3% per i pubblici esercizi. Sempre nel confronto con i primi due mesi del 2020 i livelli di consumo rimangono distanti anche per altri settori, come il vestiario, dove viene rilevato un -17,4%. Critica invece la situazione nel settore dell’automotive, dove addirittura si registra un calo a febbraio 2022 rispetto al 2021 del -25,9%. Confcommercio rileva inoltre segnali di rallentamento anche per quei settori che avevano retto meglio l’urto del calo della domanda nel 2020, quali elettrodomestici, tv, alimentare.


