Energia

Più gas dall’Algeria: risorse preziose, ma non prive di rischi per l’Italia

Le forniture aggiuntive sono in parte distolte dalla Spagna, oggi ai ferri corti con Algeri (che non disdegna di usare il gas come arma). Per essere davvero d’aiuto la produzione del Paese dovrà crescere. E farlo ancora più in fretta dei consumi interni

di Sissi Bellomo

Draghi: "Algeria diventato primo fornitore di gas per l'Italia"

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L’Italia si lega sempre di più all’Algeria per le forniture di gas. Ma affidarsi al Paese nordafricano – da cui ormai compriamo più che dalla Russia – non mette completamente al riparo dai rischi: nemmeno da quelli geopolitici, visto che Algeri non solo è un fedele alleato di Mosca (tanto da non aver votato la risoluzione di condanna all’Onu dopo l’invasione dell’Ucraina) ma ha anche dimostrato di recente, nelle relazioni con la Spagna, di non disdegnare l’uso dell’energia come arma di pressione.

Parte del gas extra che riceveremo nei prossimi mesi molto probabilmente in origine era destinato a Madrid, che ora è ai ferri corti con Algeri per aver preso le parti del Marocco nella disputa sul Sahara occidentale: uno dei due gasdotti tra Algeria e Spagna, il Maghreb-Europe o GME, che transita proprio dal Marocco, non viene più usato da Sonatrach da novembre 2021, il secondo (il Medgaz) trasporta flussi sempre più ridotti e sempre più cari. Anche il Gnl algerino nei terminal iberici non sbarca più ai ritmi di un tempo.

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Meno alla Spagna, più all’Italia

Risultato: Madrid ha importato il 39% in meno dall’Algeria nei primi 5 mesi dell’anno e la Russia è diventata il suo secondo fornitore (superata dagli Usa). Il contrario di quanto sta accadendo da noi.

L’Italia compra sempre più gas dal Paese nordafricano e conta di ricevere volumi crescenti in futuro. Le relazioni diplomatiche non sono mai state così intense e gli accordi – politici e industriali – si succedono in rapida sequenza. In piena crisi di governo, Mario Draghi lunedì 18 è di nuovo volato ad Algeri dove si prepara l’annuncio di ulteriori intese con Eni.

Intanto ha già portato a casa l’impegno di Sonatrach ad accelerare ulteriormente l’apertura dei rubinetti del gas: un aiuto prezioso nella corsa per compensare i flussi sempre più scarsi nei gasdotti dalla Russia.

Forniture in anticipo

Algeri ora si dice pronta ad anticipare al 2022 due terzi delle forniture extra che aveva promesso all’Italia: fin da quest’anno ci arriveranno 6 miliardi di metri cubi (Bcm)  in più, invece dei 2 Bcm messi a disposizione ad aprile. Volumi aggiuntivi rispetto ai 21 Bcm di gas che avevamo importato nel 2021 (quando già erano cresciuti dell’80 %) e ai 13,9 Bcm che abbiamo finora ricevuto quest’anno.

In seguito dovremmo ottenere altri 3 Bcm, visto che l’obiettivo – secondo quanto aveva riferito Eni ad aprile – è di arrivare per gradi a un incremento di 9 Bcm entro il 2023-24, in modo da sfruttare appieno la capacità del gasdotto Transmed.

Sonatrach in verità non aveva citato alcuna cifra.Il suo comunicato di aprile (a differenza di quello di San Donato) evidenziava in compenso che l’Italia aveva accettato di pagare un prezzo più alto per il gas: un ritocco «in linea con le condizioni del mercato» e «in conformità con le clausole contrattuali».

Quei 9 Bcm extra di gas, per riempire il Transmed, sollevano qualche dubbio tra gli analisti: la capacità libera sul gasdotto – se si considerano anche le consegne alla Tunisia, Paese di transito – è solo di 7,8 Bcm stima Aydin Calik, North Africa editor del periodico specializzato Mees.

Ma il punto è soprattutto un altro: perché Algeri possa davvero aumentare le forniture all’Europa (e non solo spostare i flussi da un Paese all’altro) bisogna sperare nel rapido sviluppo di nuove risorse: più rapido di come stanno correndo i consumi interni nel Paese, che salgono del 4-5% l’anno.

Il contributo di Eni

A questo proposito sarà cruciale il contributo di Eni, sia in termini di capacità tecniche che di denaro investito nei giacimenti, molti ormai in declino, e nell’esplorazione delle aree del Paese dove ci sono ancora importanti risorse da sfruttare.

È probabilmente questo l’aspetto più importante degli accordi con Sonatrach, che comincia già a dare qualche frutto: a fine giugno è stata annunciata una scoperta promettente nel Sahara, vicino ad Hassi R’Mel, il giacimento di gas più ricco (ma anche il più vecchio) dell’Algeria. Eni partecipa anche ad esplorazioni nelle acque offshore.

Ma sono importanti – per liberare gas da destinare all’Europa, oltre che per la transizione energetica – anche i progetti in partnership per sviluppare fonti rinnovabili. L’Algeria ha consumi interni di gas che crescono del 4-5% l’anno: in futuro per l’export rischia di rimanere ben poco.

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