In Aula

Giustizia, sulla separazione delle carriere il centrodestra si ricompatta. Ma il Csm boccia la riforma

Dopo un vertice a Palazzo Chigi Forza Italia ritira i suoi emendamenti e la Camera respinge le pregiudiziali di costituzionalità. Ma il Csm boccia la misura

Il plenum del CSM. Roma, 8 gennaio 2025 ANSA/MASSIMO PERCOSSI

3' min read

3' min read

La maggioranza si rinsalda sulla separazione delle carriere tra giudici e pm, ma serve un vertice a palazzo Chigi per spingere Forza Italia a ritirare gli emendamenti presentati.

Dove le proposte di correzione, che puntavano a escludere dal sorteggio i componenti laici dei due nuovi Consigli superiori della magistratura esito della riforma, potrebbero a questo punto confluire nella futura legge applicativa che dovrà sciogliere tutti i nodi operativi di un intervento ancora ben lontano dall’approvazione.

Loading...

Lo conferma il ministro della Giustizia Carlo Nordio, uscendo dal summit con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano: «Abbiamo dovuto ricomporre questa dialettica interna perché il provvedimento deve essere blindato. Eventuali correzioni - ha aggiunto - porterebbero a uno slittamento di quello che per noi è la madre di tutte le riforme e quindi abbiamo raggiunto un accordo e questi emendamenti saranno gestiti in un altro modo».

E il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto (Forza Italia), mette in evidenza l’obiettivo degli emendamenti: «I parlamentari sono eletti e hanno titolo a individuare la componente politico-parlamentare del Csm». Inoltre, «un precedente un po’ pericoloso potrebbe essere quello di sorteggiare nomine parlamentari, potrebbe significare, ad effetto domino, riverberare il sistema del sorteggio su altre nomine parlamentari e non si sa dove si può arrivare».Immediatamente a valle della marcia indietro di Forza Italia, alla Camera è arrivato il primo voto dell’Aula sul provvedimento.

A essere respinta con 165 no, a fronte di 95 sì è stata la pregiudiziale di costituzionalità presentata dalle opposizioni (ma con la maggioranza ha votato anche Azione).

Per la riforma tuttavia va registrata anche una sostanziale bocciatura. È quella del Csm che, in tarda serata, dopo un pomeriggio di dibattito, ha approvato un parere estremamente critico.

Uno dei relatori, l’indipendente Roberto Fontana, ha messo l’accento sulla nuova configurazione della pubblica accusa: «La riforma si risolverà in un’eterogenesi dei fini, con la creazione di un corpo separato di 1.500 funzionari totalmente autoreferenziali, con poteri enormi, controllando la polizia giudiziaria e decidendo sull’azione penale, per cui l’inevitabile sbocco finale sarà che di esso assumerà il controllo il potere esecutivo».

Per l’altro relatore, il consigliere di Area Antonello Cosentino, è anche l’istituzione dell’Alta corte disciplinare a dover essere respinta: «La giurisprudenza disciplinare costituisce uno dei modi in cui il Csm definisce il profilo di magistrato che intende proporre agli appartenenti all’ordine giudiziario.

Sottrarla al Consiglio significa amputare una funzione essenziale dell’autogoverno e dunque depotenziarne il peso costituzionale».Ma il parere bolla poi la riforma come irrilevante in punta di fatto, visto che negli anni i passaggi da una funzione all’altra si sono tanto rarefatti da essere ormai del tutto insignificanti (negli ultimi 5 anni si sono avuti in media meno di 28 passaggi, nei 13 anni precedenti i passaggi erano stati in media circa 53 annui), discutibile se intende corroborare la parità tra accusa e difesa, inutile sul piano del miglioramento della qualità della giurisdizione.

Quanto infatti alla necessità dell’intervento sul piano del giusto processo il parere si àncora alla giurisprudenza della Corte costituzionale per concluderne che non esiste un vincolo di cambiamento per l’ordinamento giudiziario: la parità delle parti è da tempo principio cardine del processo penale, ma tra accusa e difesa profondamente diverse sono le condizioni di operatività e gli interessi di cui sono portatrici.Se poi a essere contestato è il dato psicologico della comune matrice e appartenenza che renderebbe il giudice più permeabile alle richieste del pm, allora la riforma appare inefficace visto che l’accusa resterebbe pubblica e i suoi esponenti sempre apparterebbero all’ordine giudiziario.

Copyright reserved ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti